Dal 1° al 30 settembre, l’Isola di San Giorgio Maggiore, nel cuore della laguna di Venezia, si trasforma in un luogo sospeso tra arte, artigianato e immaginazione con “Homo Faber: an island of light”. Non una semplice mostra, ma un’esperienza immersiva che invita il visitatore a compiere un vero viaggio alla scoperta della creatività e del saper fare umano.

IL CONCEPT
Il concept, sviluppato dalla visionaria artista e scenografa Es Devlin, trasforma gli spazi dell’isola in un racconto fatto di materia, luce, ombre, suoni e movimento. Il percorso non si limita a mostrare le opere: le mette in scena, creando una sequenza di ambienti capaci di sorprendere e coinvolgere. Si entra in un enorme atelier dove sono protagonisti i diversi mestieri dell’artigianato. È un luogo vivo, nel quale il gesto, la manualità e la materia diventano il punto di partenza del racconto. Un grande video sottolinea proprio l’importanza delle mani: mani che modellano, incidono, intrecciano, scolpiscono, trasformando una materia in qualcosa di unico. Poi, quasi come in una fiaba, si apre una porta e si entra in una sorta di caverna magica. Le opere si riflettono sulle pareti e le loro immagini evocano un passato lontanissimo, ricordandoci che il desiderio dell’uomo di creare, rappresentare e lasciare una traccia di sé accompagna la nostra storia fin dalla preistoria.

IL VIAGGIO
Il viaggio prosegue davanti a una struttura immensa e girevole, simile a una gigantesca libreria circolare. Al suo interno convivono opere realizzate da artigiani provenienti da tutto il mondo, creazioni nate a San Patrignano e preziosi pezzi vintage. La struttura ruota lentamente e, ancora una volta, la luce diventa materia: le opere proiettano le proprie ombre sulle pareti, moltiplicandosi e trasformando lo spazio. Si attraversa poi la sala degli specchi, dove il visitatore perde quasi la percezione dei confini tra sé, l’opera e l’ambiente. Ma è la piscina dedicata al ciclo della luna, al suo calare e al suo sorgere, a regalare uno dei momenti più poetici. Nell’acqua un’installazione fa apparire e scomparire le opere, in un continuo gioco di presenza e assenza, accompagnato dalla musica e dai versi letti dalla stessa Es Devlin.






