A Comicon Napoli la mostra di Castelli

Alberto Tuzzi

LA MOSTRA

Comicon Napoli 2024 ha reso omaggio al grande fumettista Alfredo Castelli, scomparso di recente, con la mostra “Alfredo Castelli: Uno, nessuno e centomila”, curata da Alberto Brambilla e Luca Crovi.

Locandina della mostra

La mostra ha presentato alcune tavole che ricordano l’apporto, sempre autoironico e divertito, di Castelli al fumetto italiano ed alcuni suoi ritratti, realizzati da tanti colleghi dopo la sua scomparsa.

GLI ANNI ‘60/’70

Alfredo Castelli (Milano, 1947) nel ’65 crea il personaggio umoristico Scheletrino, pubblicato in appendice a Diabolik.

Nel ’67, con P. Sala, Castelli fonda Comics Club 104, prima fanzine italiana dedicata ai fumetti.

Nel ‘68 scrive per L’intrepido e Il Monello storie di Rocky Rider, Pedrito El Drito e Piccola Eva e collabora a Cucciolo, Tiramolla e Topolino.

Castelli lavora anche per la televisione, scrivendo caroselli e delle storie di Cappuccetto a Pois, con i pupazzi di Maria Perego, trasmesse dalla tv svizzera tra il 69’ e il ’70.

Con M. Baratelli, M. Gomboli e C. Peroni Castelli fonda il mensile umoristico Tilt, che ha vita brevissima e, dal ’69 al ’72, cura con P. Carpi la rivista Horror, dove appare la sua creatura Zio Boris.

Castelli nel ’71 firma Molok, un’avventura di Zagor, per la Bonelli.

Scrive per Il Giornalino, ideando Mister Charade e Gli Astrostoppisti e collabora con il Corriere dei Ragazzi, per il quale crea Gli Aristocratici (disegni di F. Tacconi) e l’Omino Bufo, disegnato dal lui stesso.

Nel ’78 Castelli lancia sul periodico Supergulp il personaggio di Allan Quatermain, discendente del protagonista del romanzo Le miniere di re Salomone di Haggard. Archeologo specializzato in misteri, Quatermain è un prototipo di Martin Mystère, le cui passioni mescolano avventura e bibliofilia.

Castelli, lasciato Supergulp, lavora per la Bonelli, scrivendo per Zagor, Ken Parker e Mister No e per la collana Un uomo un’avventura le storie L’uomo delle nevi e L’uomo di Chicago.

GLI ANNI ‘80 E MARTIN MYSTÈRE

Con il disegnatore G. Alessandrini, Castelli crea per la Bonelli Martin Mystère, in edicola ininterrottamente dall’82. Una volta i fumetti erano letti per lo più da ragazzi. Le storie erano semplici, vicende avventurose western o cappa e spada, senza pretese di rigore storico-geografico e senza riferimenti letterari o citazioni di film di successo.

In seguito, con il miglioramento del livello culturale medio degli italiani, è cresciuto anche il pubblico del fumetto, non di numero ma di età.

La copertina del n. 1 di Martin Mystère

Ed ecco che i fumetti offrono ai lettori, ragazzi e adulti, nuovi stimoli e, proprio con Martin Mystère, primo di una nuova generazione di eroi bonelliani, le storie affrontano temi storici, tecnici, scientifici e artistici.

Le radici dell’avventura mysteriana sono nella narrativa di Salgari, Stevenson, London, Conrad e Verne, nel feuilleton francese e nelle pulp stories USA dei primi decenni del ‘900, una cultura popolare da cui Castelli, come esperto e appassionato, trae continua ispirazione.

Fantascienza, fantasy, archeologia spaziale, scienza più o meno ufficiale, giallo, western, horror, miti e leggende di ogni luogo e tempo sono abilmente fusi da Castelli che, attraverso le storie di Mystère, svela la sua infinità curiosità per il mondo, facendo sempre volare il lettore sulle ali dell’avventura.

Oltre che a dedicarsi al suo personaggio più famoso, Castelli rilancia con Silver la rivista Eureka, che ha vita breve ma propone intriganti numeri monografici come, ad esempio, nell’84, uno dedicato ai manga, allora del tutto sconosciuti in Italia.

La passione di Castelli di storico del fumetto, in particolare delle sue origini, in anni più recenti prende il sopravvento, con la pubblicazione di un interessante studio.

Castelli, con la sua multiforme attività negli anni, è ormai un monumento del fumetto italiano ed europeo, di ineguagliabile prolificità ed eclettismo.

 

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