“L’Attore e l’animale”, il libro di Antonello Cossia

Redazione

Oggi, alle ore 18, in Sala Assoli a Napoli, si presenta il libro L’Attore e l’animale – Artigianato teatrale fra natura, corpo e metamorfosi (Iuppiter Edizioni), in cui Antonello Cossia attraversa l’esperienza di 40 anni di palcoscenico e soprattutto i percorsi laboratoriali, mettendo in profondità strumenti metodologici di un lavoro di ricerca e artigianato. Previsti interventi di Giulio Baffi e Alessandro Toppi e in video, quello di Marco Baliani.

Il breve saggio di Cossia prende in prestito le teorie di Vesevol’d Mejerchol’d, con la volontà precisa di raccontare un punto di vista poco omologato relativo all’arte attoriale: non solo si riprende la lezione di un artista, di un maestro fucilato da Stalin per la sua opposizione al regime, ma soprattutto la sua disciplina che si richiama alla condizione animale, fisiologica del corpo.

La copertina del libro

Al centro della riflessione di Cossia, c’è dunque il corpo: un corpo che possa far scandalo non passando dalla diffusa pratica di una nudità pornografica, ma da una potenza erotica di seduzione, che sposti la visione dello spettatore, mostrandogli la vita in scena nella piena potenza di un’energia animalesca, selvaggia, abbrutita, tornando allo stadio primigenio della natura senza sovrastrutture.

«Questo breve saggio prende spunto dall’esperienza laboratoriale e soprattutto da uno spettacolo, La stanza scura, andato in scena nell’ambito di Museum 2007, in cui avevo certo il ruolo di attore.  Trattandosi di un monologo, ma nel senso di attore autore, seppur guidato dalla mano registica sapiente e divertita di Renato Carpentieri. – racconta Antonello Cossia – Le analisi, le riflessioni, le conclusioni contenute in questo testo, hanno una valenza di dedica. Una dedica personale a un mestiere, ad una pratica artigianale sempre più bistrattata nel presente del consumo. Un’attenzione affettiva verso la costante e totale dedizione all’esercizio del donarsi in palcoscenico, senza risparmio, senza pudore, con umiltà e sincerità, ma pur sempre pronti a godere dei risultati e allo stesso tempo capaci di tornare al punto di partenza. Il segreto è che non ci sono segreti, solo lavoro: ha ragione Peter Brook, maestro e faro tra le altre stelle, che hanno guidato il mio cammino».

E Baliani aggiunge: «Gli esercizi, gli allenamenti, la fisicità della scena che viene prima, molto prima della costruzione drammaturgica di uno spettacolo, sono elementi di percorso ,che condivido e che mi accomunano al suo lavoro. Trovo questo suo scritto una riflessione, maturata nel tempo, di un’intera generazione teatrale».

 

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