Addio a un’altra icona del cinema

Renato Aiello

 

Affetta da una grave malattia da quasi venti anni e perciò ritiratasi dalla scena pubblica e dal grande schermo, ci ha lasciati a 90 anni una delle ultime grandi dive del Cinema Italiano: Monica Vitti – pseudonimo di Maria Luisa Ceciarelli – che sicuramente nei comportamenti e nel carattere avrebbe aderito invece al profilo dell’antidiva per eccellenza. Semplice, schietta e assolutamente modesta, di quell’umiltà che ha contraddistinto da sempre i grandi nomi della nostra Storia cinematografica come Gassman, Tognazzi e Sordi, raggiunti oggi nel Pantheon ideale della recitazione italiana. Come la Carrà, scomparsa l’anno scorso senza che i media fossero al corrente del suo stato di salute, Monica ha preferito stare lontana dai riflettori in questo momento difficile della sua vita, assistita solo dal marito Roberto Russo, ultimo compagno dopo le storie avute col regista Michelangelo Antonioni e col direttore della fotografia Carlo Di Palma.

Per il maestro Antonioni recitò in quattro pellicole come “L’avventura”, “La Notte” (con cui vinse il Nastro d’Argento), “L’Eclisse” e “Deserto Rosso”, pietre miliari della Storia del Cinema. Mentre per Mario Monicelli fu “La ragazza con la pistola”, siciliana come era lei d’adozione, avendo vissuto da bambina per otto anni a Messina a causa del lavoro del padre romano. Un film che le valse il David di Donatello, il primo di quattro riconoscimenti da parte dell’Accademia del Cinema Italiano, insieme a due targhe d’oro e ad altri premi di una carriera i cui echi arrivarono fino al Festival di Berlino e ai BAFTA inglesi.

Il talento puro nei drammi d’autore e la eccezionale vis comica nelle commedie all’italiana andavano a braccetto con lei, in un’osmosi creativa che appagava lo spettatore, quasi mai sazio dei suoi personaggi che gli americani non avrebbero esitato a definire “bigger than life”, più grandi della vita stessa. Impossibile dimenticare l’alchimia sul set con Alberto Sordi, specialmente in “Amore mio, aiutami”, la divertentissima commedia sul tradimento grottesco, maturato lentamente e tra le mille nevrosi di coppia, che oggi le femministe oltranziste del movimento #metoo e della “cancel culture” nostrana e d’oltreoceano, bollerebbero come oscena e irrispettosa della figura femminile, a causa della violenza del marito perpetrata sulla moglie in spiaggia, nel momento forse più esilarante del racconto.

Aveva lavorato anche con Dino Risi, Vittorio De Sica, Luciano Salce, Ettore Scola e Citto Maselli, Luigi Zampa e Sergio Corbucci, Steno e persino Tinto Brass, senza disdegnare televisione e doppiaggio. Tenero fu l’omaggio ai suoi 80 anni nel 2011, tributato dalla VI edizione della Festa del Cinema di Roma all’Auditorium Parco della Musica. Lo sconcerto dinanzi alla notizia della sua morte è stato forte e, per citare ancora una volta la famosa regia di Sordi, “Amore mio, aiutami”, non ci resta che dire solo una cosa: Monica nostra, aiutaci tu adesso a illuminare le future generazioni con la tua eredità artistica inestimabile.

 

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