Davide Livermore (Prix de la Critique de l’Europe Francophone) firma il nuovo allestimento di “Adriana Lecouvreur” di Francesco Cilea, in scena al Teatro San Carlo di Napoli a dieci anni dall’ultima rappresentazione.
La prima si terrà domenica 14 giugno (ore 17) con successive quattro recite, in programma fino a sabato 20 giugno. La coproduzione è dell’Opéra de Monte-Carlo con l’Opéra de Saint-Étienne e l’Opéra de Maseille. Le scene sono di Giò Forma, i costumi di Gianluca Falaschi, le luci di Nicolas Bovey. Cura la coreografia è Eugénie Andrin.
SUL PODIO DEL LIRICO PARTENOPEO
Il maestro Pinchas Steinberg è alla guida di Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo, mentre Fabrizio Cassi h preparato il coro.
GLI INTERPRETI de ADRIANA LECOUVREUR
Impegnata nel ruolo del titolo è Aleksandra Kurzak, al centro della vicenda che coinvolge Maurizio, interpretato da Brian Jagde, e la Principessa di Bouillon, sua rivale in amore, cui dà voce Elīna Garanča. Antonio Di Matteo è il Principe di Bouillon con Pietro Spagnoli nel ruolo di Michonnet. Paweł Horodyski e Matteo Macchioni sono rispettivamente Quinault e Poisson, Anna Grotto e Monica Bacelli, invece, Mad.lla Jouvenot e Mad.lla Dangeville.
Completano il cast Roberto Covatta (L’abate di Chazeuil) e Salvatore De Crescenzo (Un maggiordomo), Artista del Coro del Teatro di San Carlo.
LA MESSINSCENA DI DAVIDE LIVERMORE
Il regista cambia il tempo dell’azione e ambienta la storia dalla Francia del Settecento alla Belle Époque e agli anni che precedono la Grande Guerra. Al centro della sua lettura vi è un ideale dialogo con Sarah Bernhardt, la grande attrice francese che contribuì a perpetuare il mito di Adrienne Lecouvreur. Attraverso richiami alla sua biografia, all’estetica di inizio Novecento e al mondo del teatro dell’epoca, la protagonista assume i tratti di una diva moderna, mentre l’imminenza del conflitto proietta sulle vicende private dei personaggi un’ombra sempre più incombente.
Le scene, costruite attorno a una grande struttura rotante, accompagnano il continuo passaggio tra palcoscenico, retroscena e vita reale, esaltando la dimensione metateatrale dell’opera.





