“La battaglia di Algeri”: la lotta di un popolo

Alberto Tuzzi

Algeri, 1954-1960: in un lungo flash-back, la lotta sanguinosa del popolo algerino sotto la guida del Fronte Nazionale di Liberazione (FLN) contro la dominazione francese, per raggiungere l’indipendenza. Il FLN adotta la guerriglia urbana, con atti di terrorismo rivolti verso i francesi residenti in Algeria. La svolta avviene nel 1957, con l’arrivo dei parà francesi guidati dal colonnello Mathieu (Jean Martin) che, con brutali azioni militari e poliziesche, smantella l’organizzazione algerina catturando i suoi principali esponenti, come Ali La Pointe (Brahim Haggiag). Ma nel dicembre del ’60 la lotta ricomincia e due anni dopo l’Algeria ottiene l’indipendenza.

Gillo Pontecorvo, con “La battaglia di Algeri” (ITA/ALG, 1966) realizza un esempio straordinario di ricostruzione della guerra di liberazione del popolo algerino, girato appena cinque anni dopo le reali vicende, grazie anche alla sceneggiatura asciutta e tesa di un Franco Solinas in stato di grazia.

Locandina del film

Il film intreccia abilmente percorsi individuali ed eventi collettivi, con epiche scene di massa, rievocando la coralità della lotta del popolo algerino, ma cercando di spiegare anche le ragioni dei francesi. La messa in scena del film, dal taglio documentaristico, in bianco e nero, girato nelle vie di Algeri e senza ricostruzioni in studio, utilizza la fotografia volutamente sgranata di Marcello Gatti, per ricreare un effetto cinegiornale, grazie anche alla voce fuori campo che legge i dispacci dell’FLN e i comunicati delle autorità.

Memorabile la colonna sonora di Ennio Morricone, firmata in collaborazione con lo stesso Pontecorvo. Il film evita qualsiasi addolcimento della vicenda, mostrando in modo imparziale le atrocità della guerra e la cieca violenza che accomuna i due fronti, con la barbarie dei metodi francesi per sottomettere una popolazione stremata ma fiera nel suo anelito indipendentista e la violenza del FLN, che con i suoi attentati miete numerose vittime innocenti tra i civili. Pur girando un film di innegabile matrice politica, Pontecorvo dipinge i personaggi con tutti i chiaro-scuri che caratterizzano la vicenda storica, mostrando come le dinamiche storico-rivoluzionarie-politiche siano molto più complesse della semplice contrapposizione “buoni-cattivi”.

Una scena del film

Esemplare è la rappresentazione del colonnello Mathieu, mostrato mai come un bruto, un criminale, ma come un individuo con dignità di pensiero e di azione.

Pontecorvo, come molti autori della sua generazione, delusi dalla politica del dopoguerra, è attirato dalle figure romantiche dei rivoluzionari ed è tra i primi a rappresentare, con efficacia narrativa e spettacolare, il terrorismo e alcuni episodî più significativi della storia recente, al servizio di un cinema caratterizzato da un deciso impegno politico.

Con “La battaglia di Algeri” il regista fonde i propri ideali di lotta sociale e contro l’oppressione in un racconto vivo, un’opera equilibratissima (anche politicamente), una di quelle fulgide gemme incastonate nel diadema del cinema italiano del magico decennio degli anni ‘60, capace di riscuotere consensi unanimi di pubblico e critica non solo in Italia ma soprattutto in ambito internazionale, un’opera che conserva intatti ancora oggi una notevole forza d’urto e un intatto valore di testimonianza.

 

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