Entrambi legati alla sfera sensoriale, musica e cibo hanno un rapporto antico e solido che, grazie agli studi sul campo portati avanti dal noto compositore e memorabile direttore d’orchestra napoletano del Festival di Sanremo Beppe Vessicchio, offre spunti interessanti.
Testimonial ad aprile prossimo di un evento enogastronomico nel Cilento, OlivitalyMed, rassegna dedicata all’olio EVO e ai sapori mediterranei, in programma al Castello di Rocca Cilento a Lustra (SA), Vessicchio è stato anche protagonista l’anno scorso di una copertina del Gambero Rosso sul binomio pentagramma e cibi.
Maestro, pare che quello tra note musicali e materia sia un connubio naturale.
“Assolutamente sì, infatti la realtà, come descritta dalla Fisica, è vibrazionale: ogni elemento visibile o invisibile è frutto di un onda, capace a sua volta di espressione.
Tutto quello che ci circonda è suono e, attraverso il suono, c’è comunicazione per veicolare un messaggio e l’arte stessa. Devo alla combinazione di suoni in musica la chiave della mia carriera e della costruzione di un rapporto col pubblico”.
Il suo è un approccio decisamente scientifico sul tema
“La musica possiede un codice speciale che mette in relazione l’Uomo con gli altri individui della sua specie, e permette di dialogare con altri elementi come il nutrimento, sprovvisto di una cultura o di un cervello di riferimento, in quanto inanimato. Quello del suono è un linguaggio capace di interloquire con la materia, non solo biologica, grazie a principi elettrici.
Andando più nel dettaglio?
Esso è movimento delle molecole d’aria, sollecitate da una sorgente: un amplificatore, una corda che vibra, una campana. Quando vengono sollecitati – a loro volta – da un suono, gli organismi vegetali attivano una reazione del sistema. Il legame fluido tra musica e olio è identico a quello che intercorre tra vino e chiavi di violino, e le stesse produzioni agricole, orticole, olivicole o vitivinicole conservano tracce di un’esecuzione musicale: l’uva, il latte e le olive sono gli strumenti che Madre Natura mette nelle mani dell’esecutore, del suonatore, del musicista rappresentato dall’essere umano“.
Quindi dopo i vigneti potremmo far ascoltare le sinfonie anche agli ulivi?
“Non è tanto questione di Classica, bensì di polifonia: che si tratti di strumenti elettrici o classici, poco importa. Occorre piuttosto avere le partiture per poter incrociare le polifonie e verificare se rispondono o meno a una logica geometrica e fisica, come accade ad esempio con Mozart. Se un giorno riscontrassimo pure in quelle dei Led Zeppelin il medesimo valore in termini acustici, non vedrei più differenze tra Classica e Rock”.
Dalle sue ricerche è nato il metodo Freeman (acronimo di Frequenze e Musica Armonica Naturale) con musiche da lei appositamente composte “per avere più possibilità di entrare in empatia con il sistema e aprire le cerniere elettriche”.
“Bastano 10 minuti di trattamento di un liquido a contatto con il dispositivo che emette il suono affinché la trasformazione avvenga. Siamo davanti a nuova influenza delle onde elettromagnetiche sulla materia in genere: il principio non è musicale ma fisico“.
