Bocche inutili, la Shoah delle donne

Renato Aiello

Le prime vittime di ogni guerra tra i civili sono da sempre le donne e i bambini, purtroppo. Giungono dall’Ucraina in fiamme proprio in questi giorni notizie di stupri, anche davanti ai bambini stessi, così come dell’umiliazione delle donne rimaste incinte, cui viene negata la possibilità dell’aborto in uno dei paesi ospitanti come la Polonia. C’è stata persino l’intercettazione della moglie di un soldato russo che “invitava” il marito a stuprare le donne ucraine, un file audio piuttosto agghiacciante. E a ricordarci quello che hanno vissuto le donne italiane durante l’ultima guerra ci pensa oggi “Bocche inutili”, film evento che uscirà il giorno della Liberazione – simbolico e non a caso – in 40 sale italiane.

Una scena di “Bocche inutili”

Diretta da Claudio Uberti e scritta dallo stesso regista insieme a Francesca Nodari e Francesca Romana Massaro, questa pellicola affronta la tragedia delle ebree italiane prima portate al campo di transito di Fossoli, e poi dirottate a Ravensbruck in Germania, testimoni delle atrocità naziste ma ancor unite nel nome della solidarietà femminile.

Una scena di “Bocche inutili”

A interpretare la protagonista Ester, segnalata da una delatrice alle autorità, c’è Margot Sikabonyi, l’indimenticabile Maria di “Un medico in famiglia”, e a farle compagnia in questa storia di resistenza e speranza ci pensa Lorenza Indovina, brava e intensa anche lei nei panni di Lia, una signora pronta a tutto pur di difendere la nuova vita che Ester porta in grembo. La donna infatti scopre di essere incinta poco dopo il trasferimento nel lager nazista e decide contro ogni cosa di continuare la gravidanza in quell’inferno. La speranza di un nuovo nato, della vita che batte l’orrore e la morte, resta l’unico motivo per andare avanti, per resistere tra vessazioni, stupri in pubblico ed esperimenti medici eseguiti sulle prigioniere stesse. Con questo sacrificio finale, infatti, sarà possibile poi ricominciare, uscire dalla sordida baracca in cui sono eternamente confinate, claustrofobico luogo di scontro e riappacificazione nel segno di Hanukkah e dello Shabbat inciso sulle travi di legno, come fossero naufraghe alla deriva. La vicenda prende spunto da testimonianze e racconti reali e nella giornata del 25 aprile, data di uscita del film che sarà in programmazione fino al 29 aprile, diventa occasione per una rinnovata memoria e per riflettere sull’attualità sconcertante che ci rimbalza agli occhi dall’Est Europa.

 

 

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