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Claudio Bonfiglio: la musica come atto di ribellione.

Vera Bassmaji

Pianista concertista e docente di conservatorio italiano. Noto per la sua poliedricità e curiosità musicale, Claudio Bonfiglio ha un repertorio che spazia dalla musica rinascimentale alle prime esecuzioni assolute di alcuni dei più importanti compositori viventi. Si è esibito come solista, camerista e con orchestra in oltre 300 concerti in 4 continenti. Accanto all’attività di pianista e insegnante, affianca una prolifica attività di arrangiatore e compositore.

Maestro, che cosa l’ha spinto a intraprendere questo percorso di studi?

“A cinque anni i miei genitori mi iscrissero ad un corso di musica per bambini. All’inizio tutto era un gioco: le lezioni con la prima insegnante, Giulia Gangi, oggi celebre pianista e didatta, erano un momento di pura gioia. Da lì il rapporto con la musica e con lo strumento si è evoluto spontaneamente. È stato naturale proseguire “scalando” traguardi: l’ammissione in conservatorio, i concerti, le audizioni, i concorsi internazionali. Lo studio del pianoforte è diventata un’abitudine e, con il tempo, una scelta consapevole: cercare un grado di maestria sempre maggiore”.

Che cosa le permette di esprimere il pianoforte?

“Durante alcuni momenti di crisi professionale, ho smesso di suonare per mesi. Leggendo le biografie dei grandi ho scoperto che non è raro sentire il bisogno di periodi “sabbatici” dal proprio strumento. Il legame che si instaura è viscerale e può diventare conflittuale. Una relazione fatta di amore con una certa dose di odio.

Dopo una di queste pause mi sono reso conto che, pur avendo imparato a vivere la musica in forme diverse, il pianoforte è per me un regolatore potentissimo delle emozioni. Fare pratica è una forma di meditazione: mi aiuta a ritrovare equilibrio, a esprimermi senza filtri quando ne ho bisogno, a disciplinare i pensieri e a rimettere ordine dentro di me. Dopo una buona sessione di studio, di solito, mi sento in pace”.

Com’è iniziata la sua carriera di musicista dopo la formazione?

“In conservatorio ho iniziato inaspettatamente a suonare con altri colleghi. Prima del diploma potevo già contare su lavori di accompagnamento al pianoforte come saggi ed esami di altri studenti. È stato anche un modo per farmi conoscere nell’ambiente e ottenere i primi concerti. Quei primi lavori mi hanno dato una certezza: avevo già una professione tra le mani. Non era un hobby, essere musicista era la mia identità e ne percepivo il valore concreto nel mondo reale”.

Maestro Bonfiglio, in che modo ha incontrato la musica fuori dai contesti accademici?

“Per anni la mia idea di musica è rimasta intrinsecamente legata al mondo accademico: conservatorio e teatro e alla figura dell’interprete del repertorio colto. Da adolescente ho avuto una forte fascinazione per il jazz e l’improvvisazione, mi faceva sentire più libero. Frequentavo un jazz club ma mi sentivo spesso un intruso. La svolta è arrivata durante i lockdown del Covid. Con i teatri chiusi e gli ingaggi annullati studiare perdeva il suo senso. Quando ho ricominciato,ho iniziato a suonare con più libertà.

Vivendo vicino al conservatorio, ho incontrato musicisti con percorsi diversi e abbiamo organizzato sessioni di improvvisazione libera. In un momento difficile poi, c’è stata una svolta: ho capito che la musica e i musicisti non dovrebbero essere separati in compartimenti di genere e che il valore non sta principalmente nel virtuosismo ma nella capacità di esprimere con onestà ciò che si ha da dare mentre si suona. Improvvisare per me è un atto di ribellione potentissimo contro le gabbie mentali costruite in anni di studio; farlo in gruppo amplifica tutto, come se la libertà diventasse contagiosa”.

Claudio Bonfiglio pianista
Claudio Bonfiglio

Come descriverebbe il potere della musica in ambito sociale?

“Da meno di un anno frequento un piccolo coro di paese e ho riscoperto il valore comunitario della musica. Cantare insieme, a qualunque livello e senza smanie di perfezionismo, è un balsamo per i rapporti umani. Poche cose uniscono quanto sentire la propria voce fondersi a quella degli altri, percepirne la consonanza e persino la dissonanza: è un modo immediato di “essere parte” e genera un appagamento particolare, difficile da sostituire. Nel mondo di oggi credo che questo dovrebbe essere il compito salvifico della musica e dei musicisti: portare bellezza ed emozioni come qualcosa di vivo, capace di facilitare relazioni autentiche e di rimettere le persone in contatto tra loro”.

Il suo prossimo concerto?

Sarò a Perugia il 16 ottobre 2026 presso l’Auditorium di San Francesco al Prato, insieme al Trio David per il progetto Urban Gardens con le musiche di Nicola Campogrande. In occasione di un’intervista al compositore, suoneremo una versione per quartetto di un suo live per pianoforte e orchestra ispirato all’idea degli orti urbani e debuttato a Milano nel 2025”.

(Claudio Bonfiglio al piano)

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