E’ un’attrice, drammaturga e regista teatrale italiana. Si diploma alla Scuola di Teatro di Bologna ed entra a far parte del Teatro di Leo de Berardinis. Nel 1993 fonda con Marco Sgrosso la compagnia teatrale Le belle bandiere con la quale produce, dirige e interpreta numerosi spettacoli. Lei è Elena Bucci, che sarà dal 17 al 19 aprile 2026 al Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo di Napoli con “Non sentire il male”, una produzione Le belle bandiere, da lei scritto e diretto, con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Russi. Un’opera che è “felicissima, ma tesa al tempo stesso, di portare a Napoli“.
Signora Bucci, com’è il pubblico napoletano?
“E’ sempre emozionante incontrarlo, ma al tempo stesso ne ho più timore che in altre città. E’ un pubblico che non si accontenta facilmente, dato il suo immenso patrimonio artistico teatrale. Restituisce però una carica di energia immensa e un gran calore. E’ molto stimolante, quindi sono sempre felice di tornare”.

Facciamo un passo indietro per i nostri lettori. “Non sentire il male”: ce ne parla?
“C’è stato un tempo della vita, appena uscita dalla compagnia del mio maestro Leo de Berardinis e dopo aver fondato Le belle bandiere, in cui mi sono domandata cosa volessi realmente dal teatro. Non bastavano più mestiere, tecnica, lavoro, mi domandavo dove ci portano e cosa c’è oltre e altrove. La soluzione è stata interrogare una ‘maestra fantasma’ del passato, la grande Eleonora Duse. Attrice, capocomica, regista: una vera artista. Attraverso Eleonora sono passate tante donne, nascoste in chissà quali pieghe della mia memoria”.
La Duse è stata quindi la sua grande ispirazione.
“Ho attinto a lettere, scritti, testimonianze indirette che percorrono tutto l’arco della sua vita, ed il criterio di scelta è stato assolutamente personale, pur nel tentativo di comprendere e rispettare. Ho pensato fosse il caso di analizzare i grandi maestri di ieri per trarne insegnamenti. Il percorso è stato davvero intenso, scoprendo anche luoghi abbandonati dove poter portare il teatro.”.
Difatti possiamo dire che “Non sentire il male” muove i primi passi proprio così, a Palazzo San Giacomo.
“Non è stato per amor di stravaganza che ho cominciato questo lavoro in un luogo, il Palazzo di San Giacomo a Russi, in stato di abbandono, pieno di memorie storiche e personali. Dovevo creare tutte le condizioni perché fosse possibile l’intensa trasformazione che volevo. Ho sperimentato cosa significasse abitare con il teatro quel luogo pieno di fantasmi e memorie. Il nostro ‘pionerismo’ ha fatto sì che luoghi abbandonati riaprissero al pubblico”.

Ancora in giro con questo spettacolo per dar voce alla Duse?
“Nel corso del tempo ho scoperto molte facce di Eleonora, le sue molte età e le sue molteplici attitudini, da quella più nascosta e misteriosa, che la rendeva una medium tra vivi e morti a quella capocomicale e politica. Da tutte, fuse in un unico vortice di energia originale e rivoluzionaria, ho imparato che di nessuno si può mai dire di cogliere l’essenza, essendo ogni vita un romanzo senza fine. La Duse in particolare riesce a fare un percorso molto originale, a dare voce a un’interiorità profonda e variegate. Le sue lettere sono come delle poesie, e davanti a questo patrimonio immenso, la tentazione di raccontarlo è stata troppo grande. Non volendola incarnare in nessun modo, ma raccontando la sua storia attraverso questi materiali e lo strumento teatro”.
“Non sentire il male” esiste in varie versioni.
“Il testo si trasforma ogni volta e rimane scritto in qualche luogo della mia memoria, ed è questo che cercavo. Lo spettacolo esiste perciò in molte versioni: per il teatro, con il disegno luci di Maurizio Viani che, nella sua duttile intelligenza può adattarsi a diversi spazi, che è la versione che porterò a Napoli. Poi in concerto con musiche dal vivo; itinerante con allestimenti speciali per spazi non prettamente teatrali come palazzi, ville, luoghi particolari. Lo spettacolo è stato ripreso nel palazzo dove è stato creato per la trasmissione ‘Palcoscenico’, Rai 2; per la trasmissione su Radio Rai 3 ‘Il Terzo Orecchio – I teatri alla radio’ di Mario Martone; fotografato da Buscarino e da molti altri”.
Avendo a che fare con tanti giovani grazie all’esperienza all’Università di Bologna, le chiedo se consiglierebbe il mestiere dell’attore a un giovane.
“Risposta difficile. Tranne due unici casi in cui il talento e l’esigenza espressiva erano avviati, non ho mai consigliato di fare teatro ai giovani. Perché si tratta di una professione difficile, immersa in un mondo complicato. Si deve farla solo se non si riesce a fare altro, se non si può resistere. Ormai l’arte ha assunto il linguaggio della politica, della demagogia, quasi come se dovesse essere una forma d’animazione. Dimenticando il percorso di acquisizione delle tecniche che ti dà libertà e consapevolezza.
Siamo in un momento bugiardo che ci racconta che non esiste la specificità delle arti, ma non è così. Senza l’acquisizione delle tecniche di cui parlavo e un percorso di studi e formazione, l’arte perde valore. In sostanza dico ai giovani di non scoraggiarsi, io stessa non li scoraggio, ma dico loro di fare attenzione perché non devono essere sfruttati e usati per mantenere in vita scuole e laboratori, perseguendo la propria arte senza facili lusinghe”.
