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“Call me Paris”: viaggio tra identità e desiderio 

Andrea Di Maso

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Al Teatro Piccolo Arsenale di Venezia, nell’ambito della Biennale Teatro 2025, è andata in scena la prima assoluta di “Call me Paris”, un’opera della regista e performer tedesca Yana Eva Thönnes.  Lo spettacolo intreccia due storie parallele: quella della ereditiera statunitense Paris Hilton e quella di una giovane ragazza di una piccola città tedesca, entrambe chiamate Paris. 

DUE PARIS, DUE MONDI

La Paris Hilton della cultura pop rappresenta l’icona del lusso, della fama costruita sui social e della superficialità mediatica.  In contrasto, la Paris tedesca è una giovane donna che vive in una realtà più intima e provinciale, lontana dai riflettori.  Entrambe, tuttavia, sono legate da un nome che le definisce e le limita, costringendole a confrontarsi con aspettative esterne e a cercare la propria identità. 

Call me Paris - una scena
Call me Paris – una scena

TEMI

Lo spettacolo esplora temi come l’identità, la fama, il desiderio e la solitudine.  Il nome “Paris” diventa un simbolo di una condizione sociale e culturale, un’etichetta che incasella le protagoniste in ruoli predefiniti.  Thönnes indaga come la società costruisce e consuma le identità, utilizzando il corpo come strumento di espressione e riflessione. 

REGIA 

La regia di Yana Eva Thönnes si distingue per l’uso di un linguaggio fisico e simbolico, dove il corpo diventa protagonista nel raccontare le emozioni e le contraddizioni delle due Paris.  L’interpretazione delle attrici è intensa e coinvolgente, riuscendo a trasmettere la complessità dei personaggi e delle loro esperienze.  La scenografia minimalista rappresentata da un letto enorme con lenzuola di seta rosa e l’illuminazione suggestiva contribuiscono a creare un’atmosfera intima e riflessiva. 

SIMBOLISMI 

La regista mette in risalto tre elementi essenziali per capire le due vite: il video “1 night in Paris”, il “body horror” e il “teatro anatomico”. “1 Night in Paris” è il video hard amatoriale, messo in rete dall’ex fidanzato di Paris Hilton a sua insaputa. Viene letto come un momento chiave nella costruzione dell’“icona Paris Hilton”, e come simbolo di un’identità femminile imposta, mercificata e successivamente riappropriata. Il “body horror” è usato per rappresentare visivamente il trauma, l’alienazione e la mercificazione del corpo femminile, rendendo fisica e tangibile una condizione interiore. Il concetto di “teatro anatomico” suggerisce una “dissezione” del corpo femminile come oggetto sociale e mediatico: Il corpo di Paris Hilton, esposto, consumato, mercificato. Il corpo della giovane Paris tedesca, silenzioso, forse represso o dimenticato. 

La scena può diventare un “teatro anatomico” dove questi corpi vengono analizzati, smontati, osservati: non con scalpelli, ma con la performance. La perdita del proprio corpo in quanto diffuso sulla rete, un corpo che diventa virtuale, dietro al corpo si cela un personaggio? Dov’è il confine tra la finzione e la realtà? 

La regista Yana Eva Thonnes
La regista Yana Eva Thonnes

“Call me Paris” è un’opera che invita il pubblico a riflettere sulla costruzione delle identità e sul ruolo dei media nella nostra percezione di sé e degli altri.  Attraverso una narrazione che unisce il personale e il collettivo, Thönnes offre uno spunto di riflessione sulla società contemporanea e sulle sue contraddizioni. 

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