C’è ancora domani, il film della Cortellesi che piace a Lady Gaga

Renato Aiello

Dopo anni altalenanti, tra commedie non sempre all’altezza del suo talento e prove coronate da David di Donatello in film mediocri, Paola Cortellesi è letteralmente “esplosa” lo scorso autunno con la sua prima regia cinematografica, C’è ancora domani.

Al punto tale da aver attirato e catturato l’attenzione oltreoceano persino di Lady Gaga, che vorrebbe farne già un remake. Chapeau, verrebbe da dire, come avranno già detto i francesi in coda davanti ai cinema dove stanno proiettando la pellicola.

IL FILM

Passato all’ultima Festa del Cinema di Roma 2023, dove ha vinto il premio della giuria e la menzione speciale come miglior opera prima, C’è ancora domani è il ritratto in bianco e nero di Delia, una madre di famiglia che si arrangia come può nella Roma occupata dagli alleati.

Siamo nel 1946 e l’Italia sta uscendo da una guerra disastrosa e anche dal doppio regime, fascista e monarchico allo stesso tempo, alle soglie ormai del fatidico voto. Quello cui parteciperanno per la prima volta nella Storia le donne italiane.

Delia ha un marito impossibile, degno rappresentante della cultura patriarcale italiana. Interpretato dal sempre bravo Valerio Mastandrea, con cui la chimica su grande schermo è innegabile, Ivano è un concentrato del peggior patriarcato italiano vecchio stampo.

Dalla famiglia cerca di scappare, invano attraverso il matrimonio, la giovane figlia Marcella, destinata forse a un destino simile, se non peggiore di quello di Delia.

Ma l’incontro con un soldato nero americano cambierà le sorti di tutti e la morte del suocero di Delia fermerà anche i piani di fuga della donna col suo amore di gioventù.

LE DONNE E IL BIANCO E NERO

Girato in un bel bianco e nero, musicato con le canzoni dell’epoca che restituiscono subito il sapore di quegli anni, C’è ancora domani è arrivato nei cinema l’autunno scorso a ridosso del primo compleanno dell’attuale governo di centrodestra, guidato dall’ultima erede di quella cultura patriarcale e postfascista mai del tutto rinnegata e ripudiata.

Un’opera che serve sempre, perché al netto dei grandi passi in avanti fatti in più di mezzo secolo, le libertà non vanno mai date per scontato. Soprattutto se si minaccia di rivedere leggi come quella sull’aborto, spesso sussurrate da alcuni degli attuali ministri.

Questa prima fatica della cineasta Cortellesi, attrice maiuscola e anche regista interessante, ricorda quella prima conquista femminile del suffragio universale e la racconta quasi con respiro epico nel finale, raggiungendo un climax che avvince e convince lo spettatore in sala.

LA CORTELLESI E LA MAGNANI

Non è il caso di fare paragoni coi mostri sacri del cinema italiano dei tempi d’oro, ma tanti anni fa in un’intervista la Cortellesi confessò di aver voluto stringere le mani della Magnani almeno una volta.

E non si può negare che la grandissima attrice del neorealismo abbia ispirato non poco la Cortellesi in questo debutto sorprendente, già salutato come uno dei migliori film dell’anno. E non ci sono dubbi che si farà valere ai prossimi David di Donatello e Nastri D’Argento.

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