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“Cravattari” compie trent’anni

Angela Matassa

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Al decennale fu decretato un successo. Ai vent’anni fu definito grande successo. Al trentennale, nel 2024, può essere considerato un classico. Vincitore di numerosi premi, Cravattari, il dramma di Fortunato Calvino sul tema dell’usura, festeggia i trent’anni con un nuovo debutto assoluto. Sarà a Salerno per la prima volta il 13 ottobre, all’ex Chiesa Sant’Apollonia, prodotto da Arcoscenico. Con Chiara Vitiello, Rossella Di Lucca, Federica Aiello, Eleonora Effe, Rodolfo Fornario e la sua regia.

Calvino, una bella soddisfazione. Che cosa prova?

“E’ così. Mai all’epoca avrei pensato che questo testo potesse fare un così lungo percorso, tornando tanto frequentemente sulle scene italiane. Tanto più che quando l’ho scritto e rappresentato nel 1994 ero tra i primi a parlarne. Era il periodo in cui esplose questo brutto fenomeno”.

Teatro Belli (Roma 1999) (nella foto Antonella Morea, Enzo Pierro, Maria Capasso)

Come reagisce il pubblico a teatro e nelle scuole?

“La tematica è dura e diffusa, eppure pochi ne parlano, anzi molti non la conoscono affatto. Certamente i giovani ignorano questo tipo di prepotenza. Questa violenza che strangola”.

Secondo lei, perché il fenomeno dell’usura non si arresta?

“Perché le istituzioni non lo frenano sul nascere. Eppure non è un problema solo napoletano, tutto il Paese ne è comunque afflitto. Inoltre, non si fa una reale educazione alla legalità. Questo, come altri, è un argomento che andrebbe insegnato nelle scuole. I giovani non sono preparati, non conoscono le conseguenze di questa gigantesca ragnatela che cattura. E, nonostante le tecnologie che si servono di altri mezzi, posso dire che quando vengono a teatro restano affascinati”.

Non sarà anche a causa della povertà sempre in aumento?

“Non solo. Credo si tratti anche dell’abitudine al consumismo. Nessuno vuole rinunciare ai prodotti firmati o all’ultimo cellulare”.

Il regista Fortunato Calvino

Ma l’arte cerca di sopperire alle carenze politiche e istituzionali.

“Noi ci proviamo. Cravattari è un testo sociale, politico, ma viviamo un momento buio della storia, che fa arretrare la società. Spesso mi confronto con persone rimaste culturalmente a cinquant’anni fa. Con una mentalità arcaica, che determina la violenza. Come nei rapporti familiari spesso avviene. Per cambiare tema”.

In trent’anni di rappresentazioni saranno state molte le curiosità degli spettatori. Ma c’è una domanda più frequente da parte dei ragazzi?

“Innanzitutto si mostrano delusi dalla politica e, nonostante cerchiamo di presentargli una via d’uscita, nella realtà non c’è una risposta concreta. Quindi restano pessimisti”.

Il debutto vede in scena una nuova compagnia. 

“Sono riuscito a mettere insieme un bel gruppo omogeneo di attori, che hanno lavorato con me in altri spettacoli. E per la prima volta formano una compagnia”.

Cravattari ha anche una versione filmata. Come sta andando?

“Direi bene, lo proiettiamo in occasioni speciali, essendo una trasposizione cinematografica dello spettacolo. Siamo stati a Roma, a Milano, al Pride Park a Napoli e ad altri eventi”.

I prossimi progetti?

“Dopo le successive date di Cravattari, porterò in scena “Lourdes”, per poi riprendere “Vico Sirene” da gennaio, con Gigi e Ross”.

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