Dacia Maraini presenta a Napoli “Vita mia”

Gioconda Marinelli

Dacia Maraini è una delle scrittrici più importanti della nostra narrativa. Chi conosce la sua scrittura e il suo pensiero, il forte senso della giustizia, l’indignazione per le sopraffazioni e le violenze, riesce a penetrare nelle emozioni e nella intensità delle sue storie. E aspetta sempre il dono di un nuovo libro. Questa volta si tratta di uno scritto più intimo, “Vita mia”, il racconto di un periodo terribile (Rizzoli editore, 2023, pagine 223).

Vorrebbe dimenticarlo, Dacia, ma non è possibile, vuole dare la sua testimonianza per mantenerne vivo il ricordo, perché la memoria è anche una presa di coscienza e quindi comporta responsabilità etica.

IL LIBRO

Nell’introduzione al libro, dopo la toccante poesia (Vita mia che mi sei malandata/che mi sei tormentata…/lasciati capire/lasciati concepire/ lasciati abbracciare/lasciati raccontare.), ringrazia la sorella Toni, la madre e il padre che già avevano scritto sul Giappone e sul campo di concentramento di Nagoya.

Attraverso gli occhi di bambina ripercorre i lunghi mesi della prigionia, vissuti con il padre Fosco che insegnava all’università di Kyoto, e la madre Topazia, le sorelline Toni e Yuki. E’ il 1943 e quando i genitori decidono di non giurare fedeltà al governo della Repubblica di Salò, vengono considerati traditori della Patria e portati in un campo di concentramento.

Li attendono due anni difficili e dolorosi in cui dovranno imparare a sopravvivere nonostante la fame, malattie, freddo, maltrattamenti e punizioni. L’autrice riflette sui campi di sterminio che da adulta ha visitato come Auschwitz, e su tutti gli orrori che accadevano lì dentro contro gli ebrei, uccisi nelle camere a gas.

Dacia Maraini. La copertina del libro

Sa di cosa parla, prima di scrivere il libro Il treno dell’ultima notte che affronta l’argomento. Nel testo teatrale Norma 44 le protagoniste sono due cantanti ebree italiane, internate nel campo e la musica serve di conforto e aiuto. Anche loro a Nagoya cantavano, il padre Toni modulava canti di montagna. Dacia Maraini si pone molti interrogativi e non riesce a spiegarsi come mai nessuno sapeva o voleva sapere allora, e come può esserci qualcuno che ancora oggi nega l’olocausto.

Il padre Fosco si ribella un giorno a tutte le angherie e fa un gesto coraggioso, si taglia un dito con l’accetta. Il coraggio gli viene riconosciuto, ripagato con il dono di una capretta ,che col suo latte serve per il sostentamento. Anche la madre si rende utile: cuce, rammenda, racconta favole per distrarre le figlie sempre impaurite.

LA PRIGIONIA

La prigionia in un tempio buddista è meno pesante, quando vengono trasferiti in seguito a bombardamenti e terremoti, che distruggono il loro rifugio nel campo. La guerra finisce ma non il peregrinare della famiglia Maraini, che soffrirà ancora la fame, i disagi per ritornare in patria, dove si ritroveranno molto poveri.

E come si fa a poter oltrepassare quel triste periodo? Dacia Maraini sceglie i libri e la musica e a loro si dedica. Ascolta Mozart e Verdi, poi conosce i cantautori. Legge classici italiani, inglesi, americani, francesi, russi, i tragici greci. Scrive e scrive e noi conosciamo e apprezziamo il suo impegno costante, sincero, trasparente, profondo e combattivo.

“Vita mia” di Dacia Maraini, sarà presentato mercoledì 15 maggio 2024 alle ore 17,45 all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, dalla filosofa Esther Basile, che dialogherà con l’autrice.

Indirizzo di saluto del Presidente Massimiliano Marotta, letture di Adriana Carli, videoriprese di Maria Rosaria Rubulotta. Modera la giornalista Carmela Maietta. Partecipano i licei: Mercalli, Palizzi, Sannazaro, Sbordone, Vittorini. Scuola Militare e Nunziatella.

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