Sarà in scena in più di una rassegna teatrale, con spettacoli collaudati e qualche titolo nuovo. Rosaria De Cicco, da molti considerata musa di Ozpeteck, non ha bisogno di presentazioni. Attrice di teatro, cinema, radio e televisione, ama anche il ruolo di coatch, per guidare e preparare gli aspiranti attori.
Signora De Cicco, come sono i giovani di oggi?
“Non come ai miei tempi, certo. S’iscrivono ai corsi soprattutto perché piace l’dea di recitare. Spesso sento dire da loro semplicemente: ho avuto sempre questa passione. Ma in realtà conoscono poco il mestiere. Anche perché qui da noi manca l’educazione alle arti. Credo che alcune discipline, quali il teatro, la musica, la letteratura, dovrebbero essere materie scolastiche obbligatorie. Pur se poi si farò altro, è importante conoscerle. Se educati, i ragazzi potrebbero scegliere meglio se continuare oppure fermarsi. Altrimenti si cade nel dilettantismo”.
Tra i tre generi che regolarmente frequenta, cinema, Tv e teatro, ce n’è uno che preferisce?
“Amo il mio lavoro, e tanto basta. Perciò non guardo al genere, m’interessa piuttosto il progetto, l’idea che è alla base e come s’intende realizzarla”.

Lei è un’artista impegnata nella solidarietà, una donna che combatte per i diritti, che denuncia le storture. Una cittadina attiva. C’è tutto questo nei personaggi che sceglie di interpretare?
“Bhè, non sempre si può scegliere un ruolo. Però, quasi sempre alla fine mi ritrovo in quello che mi viene proposto. Quanto alla solidarietà, non credo di fare grandi cose. Ma sono stata educata così e sento che non si può essere felici se non lo sono anche gli altri. Penso a chi non ha casa, lavoro, a chi non può mangiare. Io mi considero fortunata e cerco di dare una mano. Amo gli ultimi, gli invisibili. Mi sento coinvolta, e non per tacitare la coscienza, ma per la coscienza del giusto. Mi dedicherò a loro quando andrò in pensione”.
C’è una figura, cui tiene in modo particolare?
“Sì. E’ quella di Dolores Claiborne, che ho portato a teatro, nello spettacolo “L’ultima eclissi”, tratto dal romanzo di Stephen King. Ecco lei, ad un certo punto, dice che una donna a volte deve fare la carogna. E’ un’affermazione forte, ma ci fa capire che se occorre, noi donne abbiamo bisogno di tirare fuori la parte dura e inaffondabile, che abbiamo dentro, per affrontare la vita”.
Lei non è mai andata via da Napoli, come tanti colleghi. Come mai?
“Perché fondamentalmente sono rimasta una borghese. Non me la sono sentita di fare il salto nel buio da ragazza. Sono andata avanti, forse, seguendo quei canoni”.

Come vede il nostro tempo?
“Viviamo un brutto momento. Decisamente questa società non mi piace. E’ anti-valori. A me piacciono i sentimenti umani. La superficialità dilagante m’infastidisce. Non sopporto le giustificazioni e come vengono presentate alcune ragioni di carattere sociale e politico. Questo mondo mi fa paura. Un mondo in cui il ricco può fare quel che vuole e chi non ha nulla, no. Un mondo in cui nessuno mai ammette di aver sbagliato. C’è tanta crudeltà oggi, perché manca l’educazione al bene. Per i più, ha valore solo ciò che gira in rete o che è sui social. Ma al di là delle distorsioni, sto bene con persone affini a me, con cui avere una condivisione di pensiero. Questa la trovo nel mio gruppo buddista. Insomma, cerco di fare la mia parte. Come il colibrì, che porta la sua goccia d’acqua per spegnere l’incendio”.
