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“Dear son”, una storia danzata

Angela Matassa

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E’ una storia danzata. Una storia che non ha bisogno di complicate interpretazioni o ricerca di stili. “Dear son” di Sasha Riva & Simone Repele va goduta appieno. La leggerezza dei danzatori fa volare anche il pensiero dello spettatore che assiste ad un racconto che li accomuna tutti: il racconto dell’esistenza in vita. Con Anne Jung, Simone Repele, Sasha Riva. Disegni video Gu Jiajun (con l’aiuto di Adèle Vettu), disegno luci Alessandro Caso. Lo spettacolo è in scena al Teatro Bellini di Napoli.

LO SPETTACOLO “DEAR SON”

Su un palcoscenico nero, su cui lampi di luce illuminano l’uno o l’altro angolo, i protagonisti mostrano, come in tanti quadri separati da un breve buio, il momento del percorso esistenziale. Sullo sfondo vengono proiettati quadri di famiglia. Una famiglia composta da madre, padre e un figlio, che si raccontano sulla scena attraverso gli anni. Dalla giovinezza, all’amore, alla nascita del figlio. E poi, a mano a mano che i quadri si susseguono, le musiche accompagnano la coreografia.

Non un tappeto musicale, ma brani vari e note canzoni.L’azione inizia con il canto “Bella ciao”. Pezzi degli Anni Cinquanta, Settanta, fino ad oggi sottolineano l’anno in corso.

La madre (foto di Geraldo Pestalozzi) 

Arrivano le guerre, con i bombardamenti. Il figlio, ormai cresciuto, vuole arruolarsi per combattere per la patria. E con la forza del soldato parte, ma non tornerà. E qui risuona la voce di Fabrizio De Andrè, che canta “La ballata dell’eroe”.

I giochi di luce, le note aspre, i movimenti dei danzatori riescono a restituire l’orrore del conflitto e il dolore della perdita. Certo la più incommensurabile.

Si abbracciano, piangono, si stringono i genitori, in una narrazione che inchioda. Il quadro successivo mostra la mamma inconsolabile al tavolino, che tenta di scrivere una lettera al figlio, che purtroppo non la leggerà.

Il tempo passa ed ecco i genitori invecchiati e curvi in una danza dalle mille suggestioni. I corpi avvizziti, i lineamenti grigi e dal corpo la polvere. La cenere, forse, della morte.

GLI ARTISTI

La nostra intenzione – spiegano gli artisti – è quella di creare un pezzo che trascenda le parole per comunicare la complessità delle emozioni legate a questa esperienza universale. Il nostro obiettivo è illustrare l’amore incondizionato tra genitore e figlio. Ci auguriamo che tocchi diversi tipi di pubblico e aumenti la consapevolezza delle realtà della guerra tra le generazioni attuali e future”.

 

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