Diabolik, non più solo fumetto

Redazione

La storia fumettistica italiana è ricca di straordinari personaggi, spesso serializzati mensilmente, che per decenni si arricchiscono di sempre nuove avventure e accompagnano lungo la vita i loro lettori. Tra queste icone c’è senz’altro Diabolik, fumetto creato dalle compiante Angela e Luciana Giussani nel 1962 e che tutt’oggi esce regolarmente in edicola.

Nel corso degli anni l’opera ha avuto una sola trasposizione cinematografica, il film di culto di Mario Bava “Danger: Diabolik” del 1968, e poi non è mai più stato adattato. Questa scelta ha vari motivi, a partire dalla volontà della casa editrice del fumetto, la “Astorina”, di cedere i diritti dell’opera soltanto a qualcuno davvero appassionato alla stessa. Questi qualcuno si sono rivelati essere i Manetti Bros., il cui progetto è stato approvato e che sono quindi riusciti, a distanza di quasi 60 anni dalla prima uscita del fumetto, a portare di nuovo in sala Diabolik.

La locandina del film

La pellicola è tratta dal terzo albo dedicato al personaggio, “L’arresto di Diabolik”, in cui il protagonista conosce per la prima volta Eva Kant, sua compagna di vita da allora in poi. Il leggendario criminale è nel film interpretato da Luca Marinelli, Lady Kant è Miriam Leone mentre il sempiterno avversario della coppia, l’ispettore Ginko, ha il volto di Valerio Mastandrea. La pellicola è semplice e ben calibrata nella gestione della storia: nei primi due atti presenta con calma i suoi personaggi, caratterizzandoli in maniera anche molto interessante, e descrive l’innamoramento tra Diabolik ed Eva, mentre il terzo atto è il racconto del primo colpo fatto insieme dalla coppia, in cui il ritmo cresce leggermente.

Le interpretazioni di tutti gli attori, fatta eccezione per i tre protagonisti attorno a cui gira l’opera, sono sempre estremamente sopra le righe e a tratti caricaturali, chiara traccia di una richiesta dei registi che hanno cercato di portare parte della grammatica fumettistica a schermo. Questa ricerca si vede anche in alcune scelte visive. Marinelli, Leone e Mastandrea invece danno tridimensionalità ai loro personaggi e li caratterizzano con grande bravura. Il comparto tecnico è tutto di grande qualità, da scenografie molto belle a costumi raffinati, con una meravigliosa fotografia di Francesca Amitrano, collaboratrice da tempo dei Manetti Bros. La colonna sonora composta da Pivio e Aldo De Scalzi, con due canzoni inedite di Manuel Agnelli, è la ciliegina sulla torta, un’opera nell’opera che brilla di luce propria.

Dal punto di vista commerciale il film non potrà essere fruito dal grande pubblico come uno dei tanti cinecomics che hanno affollato la programmazione cinematografica degli ultimi anni. “Diabolik” è un film con una direzione autoriale forte, che non scende a compromessi nel trattare il materiale fumettistico di base e si affida a un ritmo più lento del solito per raccontare la sua storia. Ciò non toglie che la cura formale con cui ciò è fatto riempie di senso tutta l’operazione.

“Diabolik” non è un film che si può vedere spesso in sala, è un’opera diversa, originale e alternativa, e per questo coraggiosa. Che sia prodotta in Italia dovrebbe essere motivo di vanto, perché al di là dei suoi difetti è un film straordinario, che si spera apra la strada a prodotti simili.

 

                                                                                                                                                     Angelo Matteo

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