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Emma Dante mette in scena il femminicidio

Angela Matassa

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Muore tre volte la Donna. E tre volte si rialza. Per tornare alle sue faccende domestiche. Per obbedire alle richieste del Marito, alle sollecitazioni della Suocera. E,infine, alle necessità, comunque pretese, del Figlio. “L’angelo del focolare” di Emma Dante, in scena al Teatro San Ferdinando di Napoli, lascia sconvolti. Qualcuno ha definito lo spettacolo shockante.

La pièce inizia in sordina su una scena vuota, che si riempie un po’ alla volta di oggetti domestici, portati alla ribalta dagli attori stessi. Un water, usato realisticamente, una poltroncina dove l’anziana prepara cose. Il tavolo da pranzo. Un letto. Uno stenditoio.

Un inizio leggero, recitato in un complesso dialetto tra il siciliano stretto e il pugliese, che mai farebbe immaginare lo svolgimento e il finale.

La donna è morta, è stesa sul pavimento. Ha una grossa ferita sulla fronte. “Mamma, svegliati!, mamma alzati!” Bastano queste parole del figlio perché l’angelo del focolare, riprenda le solite attività domestiche. In una ripetitività alla quale Emma Dante ha abituato il suo pubblico, che segue il crescendo dell’azione in assoluto silenzio.

Giuditta Perriera, Ivano Picciallo, David Leone, Leonarda Saffi in scena

Ad ogni rinascita si aggiunge un elemento al tran tran quotidiano. La lezione di machismo, ad esempio, che il padre dà al figlio, di tutt’altra natura. Privato ‘amore e privo di autostima.

E ancora, l’attenzione ai poveri stracci che indossano i personaggi, le camicie non stirate, il caffè e il latte freddi. E così via.

Un dramma che cresce, ma che pure in qualche momento scatena la risata. Per una quotidianità normale, ma così ben raccontata dalla regista palermitana, che con quest’ultimo spettacolo, esprime tutto il suo genio. In una regia che travalica il testo e le parole difficili a volte da ‘tradurre’, ma che grazie alla corporeità, alla gestualità della magnifica compagnia, rendono fruibile l’intera vicenda. Una violenza così diffusa oggi, e tanto difficile da comunicare senza stereotipi o banalità. L’orrore viene fuori da sé.

IL FEMMINICIDIO

Nell’ossessiva ripetizione dei peggiori epiteti che l’uomo possa vomitare contro la moglie, arriva il colpo finale, che spiazza e sconvolge: mentre lei stira la sua ennesima camicia bianca, afferra il ferro e la colpisce ripetutamente, mentre un lampo di luce illumina il particolare.

IL MAGNIFICO FINALE

Ancora rialzatasi. Nuovamente sulla scena vuota, tra luci roboanti e la filastrocca di Angelo Branduardi “Alla fiera dell’est”, la Donna si trasforma nell’angelo del titolo. Vestita di bianco, cerca di volare, aprendo le braccia a mo’ di ali. Un ballo increscendo e coinvolgente che ricorda il primo della coppia. Quando i due s’incontrarono, lui la stuprò e lei rimase incinta di un figlio fragile, che infine danza in abito rosa e coroncina di brillanti.

Straordinari gli attori Leonarda Saffi (la moglie), Ivano Picciallo (il marito), David Leone (il figlio), Giuditta Perriera (la suocera). Le luci sono di Cristian Zucaro.

Pubblico entusiasta, repliche fino a domenica 14 dicembre

(Foto di Masiar Pasquali)

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