Può la fine del mondo essere rimandata a data da definirsi pur se annunciata dal telegiornale? E’ l’ultima battuta della voce fuori campo nel monologo “La fine del mondo. Concerto per Charles Aznavour”, andato in scena al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli.
Parole scritte da Roberto Russo e canzoni eseguite da Gianni De Feo. Un binomio che ha già regalato altri spettacoli, tutti caratterizzati dall’ironia, dalla fantasia, dal paradosso, per affrontare, però, tematiche quanto mai concrete e attuali. Come “Chapeau” e “Rifiuti”.
Sul palcoscenico, la regia dello di De Feo, crea due ambienti: un salottino privato, intimo, con una comoda poltrona, un tavolino e un abatjour, in cui un uomo legge, riflette e si rifugia dai clamori. In un’atmosfera parigina e soffusa. Alla parte opposta, l’asta di un microfono al quale lo stesso uomo canterà e si esibirà pubblicamente.
L’uomo, uno straordinario Gianni De Feo, è Charles Aznavour, ovvero, Monsieur Equilibre, come viene definito. Sì “perché io faccio sempre la cosa giusta!”, ripete più volte. Eppure, la pièce prende tutt’altra piega che quella della razionalità. Le dolci canzoni d’amore, per quanto passionali, eseguite da Aznavour, si scontrano con gli interrogativi, i dubbi, le domande che Monsieur Equilibre si pone sulla vita. Sulla fine. Sulla morte. Manca una settimana e alle ore 13,40 avverrà la fine del mondo. Ma qual è stata la sua vita? Quali amori ricorda? La passione, la carnalità, la sessualità, l’apatia, l’indifferenza, ne hanno segnato gli anni. Tutto torna alla mente in pochi attimi, quando la paura di finire attanaglia.
UNA NOTIZIA SCONVOLGENTE
“E’ un complotto! – dice all’annuncio Monsieur Equilibre saltando sulla poltrona – Un segreto per pochi, da custodire in ambienti dove si ricama il destino di tutti noi… Un po’ come le scie chimiche, insomma…
Poi, quel giornalista, goffamente, l’ha spifferato… Deve essere andata proprio così… Poi, ovviamente, l’hanno occultato…” “Perché!?”, mi chiedete!? Ma è evidente! Per cattiveria! La gente è perfida e crudele! Per questo mi ero chiuso: per non rischiare! Quelli che sapevano, ci scommettevo, si erano già organizzati e non volevano che la notizia si diffondesse… Certo!”.
E’ stato forse solo un sogno, un’allucinazione a fargli credere che in una settimana, lo stesso tempo che il Creatore impiegò per crearlo, il mondo sarebbe finito?
Un sottile filo di follia attraversa la pièce e così trascorre un’ora di emozioni, create da un testo scritto da Roberto Russo intorno, e fra, le tredici celebri canzoni dello chansonnier francese, che De Feo ha selezionato ed eseguito con una grinta tutta personale, tra italiano e francese. Da Quel che si dice a Trausse chemise. Da Il faut savoir a Après l’amour. Da Lei a La Bohème. Per finire con Reste.
Uno spettacolo semplice ma potente, che per coinvolgere non necessita di sfarzose scenografie che spesso fanno da sfondo a spettacoli inutili o riletture sterili.
