Emozioni e messaggi di pace nel nome di Pino Daniele

Renato Aiello

Brividi lungo la schiena al Palapartenope di Napoli, e non solo per le temperature fredde, nonostante la primavera alle porte. Le canzoni di Pino Daniele sono tornate infatti sabato 19 marzo 2022 in uno dei suoi templi musicali prediletti, e col grande pubblico presente per l’occasione, a due anni di distanza esatti dallo scoppio della pandemia da covid-19. “Je sto vicino a te 67”, il compleanno virtuale del “Nero a metà”, nonché onomastico, è giunto alla sua settima edizione grazie alla tenacia del fratello musicista Nello Daniele, anima del progetto, e alla passione di fan, amici, spettatori e colleghi accorsi, come sempre gratuitamente, per uno spettacolo unico e speciale. Un memorial, condotto da Alessandro Greco, che è la celebrazione del più grande talento musicale partenopeo degli ultimi decenni. Pino è stato capace di unire tutta l’Italia a ritmo di blues, con buona pace dei detrattori politici come la Lega che mai gli perdonò quella definizione di “vergogna” nella famosa canzone “O scarrafone”, eseguita sul palco di Fuorigrotta da Nello Daniele, Raiz e Toni Cercola. “Accidenti a questa nebbia”, cantava Pino, e accidenti a questo virus, verrebbe da aggiungere, che ci ha tenuti lontani, distanti per due anni. Si è chiesto “cosa avrebbe pensato Pino della Napoli silenziosa nei giorni del primo lockdown” lo scrittore Maurizio De Giovanni, nella toccante lettera scritta a Pino, in cui ha rammentato quei giorni terribili di marzo 2020, tra strade vuote, “carte sporche” a terra senza “a voce de creature”, in una città da sempre abituata al rumore e per niente avvezza alla paura. “Abbiamo avuto la disperazione, ma la paura mai ha travolto Napoli: ci siamo sempre rialzati con orgoglio e lo stiamo facendo anche oggi”, ha chiosato poi De Giovanni.

Cristina Donadio

Orgoglio e fratellanza sono nel DNA partenopeo e la dimostrazione viene dai tanti messaggi al popolo ucraino oppresso, tra la bandiera bicolore e le parole dei vari artisti e del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, salito sul palco insieme al patron del Teatro Palapartenope, Gennaro Manna, il quale ha ricordato come l’attuale presidente Zelensky fosse passato nel 2018 proprio su quel palco, quando era ancora un semplice comico cabarettista.

Una staffetta emozionale partita con Andrea Sannino e il già citato Raiz, il primo alle prese con “Terra mia” e “Quanno chiove”, il secondo con “A me me piace ‘o blues”, per poi passare ad Enzo Gragnaniello con “Donna Cuncetta”, fino al contributo video di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro , in acustica con “Mal di te”.

Enzo Gragnaniello

Il ricordo personale di Ron, e della bella tournée fatta a suo tempo con De Gregori, Pino e Fiorella Mannoia, non poteva che esprimersi con “Quando”, canzone simbolo del sodalizio artistico tra Massimo Troisi e Pino Daniele. Francesco Baccini ha incantato con “Voglio di più” e “A testa in giù”, e commosso con qualche aneddoto, così come “Anna verrà” riletta da Sandro Ruotolo, ex inviato di guerra, inevitabilmente ha riportato la mente alle sofferenze indicibili del popolo ucraino. Iniezione di energia pura coi Negrita, scatenati tra “Nun me scoccià” e “Je so Pazzo”, mentre l’attrice Cristina Donadio, accompagnata da Saturnino, ha regalato una raffinata interpretazione di “Stella Nera”: lo squarcio che solo la poesia e la bellezza sanno fare nel buio pesto della notte, di ogni notte o “nuttata” Eduardiana che stiamo vivendo e affrontando ancora oggi. Gran finale affidato a “Napule è” e “Yes I know my way”, tra lacrime e voglia di ballare e vivere dopo due anni di dolori e restrizioni.

 

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