Ercole alla conquista di Cinecittà

Alberto Tuzzi

il cinema mitologico  2

LE CARATTERISTICHE DEL GENERE 2

Gli sceneggiatori, partendo da qualsiasi spunto storico o mitologico, frullano insieme, brillantemente, nei dialoghi e nello sviluppo delle trame, spezzoni della loro cultura, da riferimenti a romanzi d’avventura a elementari nozioni filosofiche, da classici del teatro alla psicoanalisi in pillole, dando vita ad una serie di avventure con uno schema unico ma con fantasiosissime varianti. In questi anni il genere mitologico fronteggia con i suoi notevoli incassi il peso delle grandi majors americane e consente al cinema italiano una lunga fase di controllo del mercato interno e di conquistare larghe fette dei mercati esteri.

La locandina di “Maciste all’inferno”. Mitologico 

I PROTAGONISTI: GLI EROI E I CATTIVI

Gli interpreti che indossano i (succinti) panni dei protagonisti del genere mitologici sono, in genere, americani. Da ricordare, più per i loro muscoli che per la loro espressività, oltre ai già citati Steve Reeves e Mark Forest, Gordon Scott (già interprete di Tarzan), Gordon Mitchell, Dan Vadis, Reg Park, Samson Burke, Ed Fury e gli italiani Kirk Morris (Adriano Bellini) e Alan Steel (Sergio Ciani). Riguardo la recitazione, mentre l’eroe occupa la scena soprattutto con la sua fisicità, recitando poche battute, i cattivi, solitamente tiranni sanguinari, sacerdoti fanatici o avidi mercanti sono spesso interpretati da attori del teatro italiano del calibro di Ivo Garrani, Mario Scaccia, Enrico Maria Salerno, Gian Maria Volontè, Mario Feliciani, Arnoldo Foà, Gianni Santuccio, Alberto Lupo, che si cimentano in interpretazioni più articolate e intriganti.

I PROTAGONISTI: LA DONNA

Oltre all’erotismo maschile, espresso dai muscoli ipertrofici degli eroi, altro grande motivo di interesse per il pubblico è costituito dal velato erotismo dei personaggi femminili, vestiti spesso in costumi succinti e aderenti che aggirano, con l’alibi culturale dei temi classici, anche qualche limite imposto dalla censura. I ruoli femminili, di solito, sono quello della fidanzata/sposa, dolce e spirituale, compagna leale, avvenente ma mai apertamente provocante e quello della donna fatale, pericolosa ed ostile, che cerca di sedurre l’eroe per distoglierlo dal suo dovere e sottrarlo all’amata. Di rado protagonista assoluta, la donna nel mitologico ha una posizione solitamente secondaria, finalizzata all’esaltazione dell’eroe.

GLI AUTORI

Oltre ai già citati Francisci e Campogalliani, i migliori registi che si cimentano con il genere mitologico sono Vittorio Cottafavi, Sergio Corbucci, Duccio Tessari, Luigi Emanuelli, Riccardo Freda, Mario Bava, Antonio Margheriti, Sergio Leone, Domenico Paolella. La loro opera si avvale dell’apporto di brillanti sceneggiatori, tra i quali i migliori sono Ennio De Concini e lo stesso Tessari.

CONTAMINAZIONI E PARODIE

Spesso il mitologico si mescola con l’horror con ottimi risultati, ottenuti da registi italiani considerati maestri del genere come M. Bava (Ercole al centro della terra, 1961), R. Freda (Maciste all’inferno, 1962) e A. Margheriti (Ursus, il terrore dei Kirghisi, 1964). Molte le parodie del mitologico, che propongono situazioni al limite dell’assurdo ed estremizzano i luoghi comuni del genere. Le più note sono Maciste contro Ercole nella valle dei guai (1961) di Mario Mattoli con R. Vianello, F. Franchi e C. Ingrassia, e Totò contro Maciste (1962) di Fernando Cerchio.

CRISI E FINE DI UN GENERE

Il pubblico si allontana dal mitologico per la ripetitività delle storie, la povertà della realizzazione e la goffaggine della recitazione; lentamente il genere scompare dagli interessi dei produttori italiani a metà degli anni ’60, sostituito dal western all’italiana. La critica italiana dell’epoca, come sempre avviene per il cinema più popolare, non considera degno di nota il genere mitologico ma da qualche anno rinasce l’interesse da parte di cinefili e critica, come dimostrano numerosi saggi dedicati all’argomento e retrospettive ospitate nell’ambito di rassegne.

 

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