Eutanasia: un film riapre il dibattito

Redazione

di Angelo Matteo

Dopo “Estate ‘85”, pellicola uscita in piena epoca Covid e proprio dalla pandemia danneggiata nella sua distribuzione, François Ozon torna al cinema con la sua ultima opera: “È andato tutto bene”. L’infaticabile regista, di cui è già stata annunciata la partecipazione alla prossima Berlinale con “Peter von Kant”, rifacimento della pellicola di culto diretta dal grande Rainer Werner Fassbinder, ha adattato il romanzo omonimo della sua amica e collaboratrice Emmanuèle Bernheim, venuta a mancare nel 2017. I due avevano scritto insieme ben quattro pellicole poi dirette da Ozon, tra cui “Sotto la sabbia” del 2000, primo vero successo di critica e pubblico del regista. Il suo libro, e dunque anche questo film, tratta della storia degli ultimi mesi di vita di suo padre.

La locandina del film

Emmanuèle (Sophie Marceau) è una scrittrice che assiste il padre André (André Dussolier), paralizzato in seguito a un ictus. Insieme alla sorella Pascale, interpretata da Géraldine Pailhas, fa quel che può per rendere il ricovero in ospedale il meno duro possibile all’anziano genitore: ciononostante egli chiede di essere aiutato a morire. Di fronte alla richiesta sempre più insistente del padre, Emmanuèle e Pascale cercano una soluzione, ma in Francia l’eutanasia è illegale e quindi dovranno trovare il modo di portarlo in Svizzera, dove il suicidio assistito è invece consentito.

La scrittura del film è molto fluida, e le due ore dell’opera scorrono veloci. Sono vari i riferimenti sfuggenti nei dialoghi a informazioni esterne al film, che probabilmente sono comprensibili a pieno solo indagando l’amicizia che legava Ozon a Bernheim, ma che non minano la comprensione generale del film, il quale è ben scritto e ricco di spunti. La regia è sobria ed elegante. Le interpretazioni degli attori sono molto solide (da segnalare i pochi minuti sullo schermo della sempre grande Charlotte Rampling) ma svettano su tutti i due protagonisti: Sophie Marceau è vibrante e diretta nell’interpretazione di Emmanuèle: elimina ogni fronzolo; Dussolier, reso irriconoscibile per buona parte del film dal trucco prostetico, dà forza e decisione al suo André.

“È andato tutto bene” stimola la riflessione a più livelli, portando di nuovo l’eutanasia al centro del dibattito, pur non dando risposte definitive. Ozon mette da parte (se non del tutto) la sua consueta ironia, e confeziona un film misurato, non privo di difetti, un omaggio a un’amica perduta ma anche un’opera che ricorda, se ce ne fosse bisogno, il peso della sua firma autoriale.

 

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