“Finalmente l’alba” di Saverio Costanzo

Renato Aiello

Saverio Costanzo torna a regalarci un nuovo grande film al cinema, forte ormai della sua esperienza internazionale maturata con L’Amica Geniale HBO. Finalmente l’alba, in sala dal 14 febbraio dopo essere passato al Festival di Venezia 2023, è il titolo evocativo e denso di significati, con cui il figlio d’arte del compianto Maurizio Costanzo racconta la vicenda di Mimosa, la giovane e bravissima protagonista della sua nuova pellicola.

La locandina del film

REBECCA ANTONACCI

Dopo aver visto insieme alla madre e alla sorella l’ultimo film neorealista con Alida Valli sul grande schermo (qui interpretata dall’attrice feticcio di Costanzo, Alba Rohrwacher), Mimosa accompagna la sorella a un provino a Cinecittà, convinta di dover solo aspettarla fuori dagli studi insieme alla madre. Il destino le riserverà prima una veloce comparsata (dopo un’audizione andata male) nel peplum che si sta girando in quel di Roma, e poi una notte tra ristoranti e ville romane.

E finalmente l’alba arriverà anche per lei, fatta di consapevolezza e di coraggio tra le scale di Trinità dei Monti e la fontana della Barcaccia a Piazza di Spagna. Rebecca Antonacci è bravissima nel tenere testa a attori del calibro di Willem Dafoe (di recente visto in Povere Creature di Yorgos Lanthimos) e alla diva manipolatrice americana, interpretata dalla britannica Lily James. La sua Josephine Esperanto è la grande star impegnata a girare il kolossal egizio nella Hollywood sul Tevere (non fa Cleopatra, bensì la prima donna faraone d’Egitto): viziata, sottilmente perfida, e non priva di insicurezze e fragilità emotive davanti allo specchio della sua camera d’albergo. Proprio come una novella regina di Biancaneve, lei che però era stata la Cenerentola live action della Disney, l’inglese James gioca con la sua pupilla e si diverte a torturarla, per gelosia e invidia mal celate.

TRA DOLCE VITA E SCEICCO BIANCO

Costanzo firma, oltre alla regia, anche l’ottima sceneggiatura del film: calibrata come un orologio, precisa a ogni passaggio. L’introspezione dei suoi personaggi è notevole, l’intensità della sua giovane protagonista rimane impressa, merito anche dell’emozionante scena madre in lacrime col recital mancato delle poesie svedesi di Sandy. Finalmente l’alba si muove a metà strada tra Lo Sceicco Bianco e La Dolce Vita, la quintessenza del neorealismo italiano e del cinema felliniano più iconico.

L’incontro con l’attore americano dei suoi sogni, interpretato dal divo della serie tv Netflix Stranger Things Joe Keery, cita esplicitamente quello con lo sceicco bianco ritratto da Alberto Sordi. E il tour tra ristoranti e sontuose ville alla periferia di Roma, tra canti, champagne e compagnie squallide e lascive, non può non ricordare le serate cui assiste Marcello nella Dolce Vita. C’è anche un assaggio di finale in riva al mare, proprio come nel capolavoro in bianco e nero di Federico Fellini. Al posto del mostro marino troviamo però una croce: il caso di cronaca della giovanissima Wilma Montesi fa irruzione nel film fin dagli studios di Cinecittà, dove viene proiettato il notiziario.

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