Fotografie da poeta

Redazione

E’ aperta Al Blu di Prussia, Fotobazar, la nuova personale del fotografo Vittorio Pescatori che si protrarrà fino al 19 aprile. In esposizione 84 fotografie a colori dipinte a mano

Peggy
Peggy

e 20 scatti di  muretti capresi nei quali  mette in risalto nascosti graffiti, forme, misteriosi segni. Completano la mostra una dozzina di pastelli in variopinte cornici. “Pescatori – ha detto Vittorio Sgarbi – usa la fotografia in modo esclusivo, ma più di ogni altro che intende piegarla alla sua dimensione creativa, è un vero artista, anzi, è un poeta”. Con la piccola macchina fotografica che lo accompagna nei suoi viaggi, infatti, porta anche gli irrinunciabili pastelli con cui colora i suoi foto-quadri rendendoli quasi delle visioni. Le pareti della galleria Al Blu di Prussia, quasi completamente illustrate dai suoi lavori e disposte dalla sapiente mano di Mario Pellegrino, raccontano la storia di un viaggio onirico, a tratti spiazzante per gli insoliti accostamenti, fra una realizzazione e l’altra. Si passa dalla foto del deserto di Chot el-Jerid a quello di Doggourt, ad  un ritratto di una Peggy Gugenheim a Venezia, dipinta con grotteschi occhialoni. Uno struggente chiaro di luna nel Sahara ha di fronte i “Pomi d’oro sul Ticino”, “Via Sopramonte” a Capri e, poco distante, possiamo ammirare una via di Marrakech.

“L’oriente mi ha sempre affascinato – spiega l’artista – con il suo profumo di terre lontane e misteriose”, infatti, i suoi colori sembrano mescolati alla sabbia del deserto. Immagini remote venate di una malinconia struggente che ci rimandano ad un universale senso di solitudine, solitudine che sembra appartenere a tutte le latitudini. Molto interessante la sezione dei “muretti di Capri. ”A volte – dichiara Pescatori – l’incisione sui muretti capresi, sono, secondo me, come appunti o cartoline del periodo cavernicolo dell’isola. Pietre incise con figure di omuncoli, accenni di vita, incontri con l’elefante, il rinoceronte, il leone, il toro, i draghi, donne viste come donatrici di vita,le grandi Madri mediterranee…gli elefanti allora erano molto piccoli e sono spariti 25.000 anni fa in seguito alla glaciazione.” A quale epoca risalgono allora queste incisioni? Non lo sappiamo con certezza. “Una cosa è certa, sono tutte lì da vedere nei muretti che costeggiano i vicoli capresi, basta non guardare soltanto, ma Vedere. L’unico mio intervento è il colore che a volte serve a sottolineare un particolare che sta ormai scomparendo”.

Anna Maria Liberatore

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