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“Golem” inaugura la rassegna teatrale di Pompei

Redazione

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Apre l’ottava edizione della rassegna estiva del Teatro di Napoli-Teatro Nazionale diretto da Roberto Andò, POMPEII THEATRUM MUNDI. Il regista israeliano Amos Gitai sarà al Teatro Grande con “Golem“, venerdì 20 e sabato 21 giugno 2025 alle 21.

Le due rappresentazioni di Golem al sito di Pompei, segnano il ritorno a Napoli di un regista spesso censurato in Israele per le sue opere e opinioni “critiche” circa il conflitto israelo-palestinese.

GOLEM, UNA FIGURA LEGGENDARIA

Figura leggendaria proveniente da testi cabalistici, il Golem è una creatura di argilla creata per proteggere la comunità ebraica in risposta alle persecuzioni. È una sorta di magia, una specie di composizione, una combinazione matematica, per creare un essere artificiale capace di combattere la natura, i nemici, l’odio, la miseria.

Con questa creazione teatrale, ispirata a un racconto per bambini di Isaac Bashevis Singer. A testi di Joseph Roth, Léon Poliakov e Lamed Shapiro. Nonchè alle biografie di attori, Gitaï sovrappone questo mito alle questioni contemporanee sul rapporto tra creazione e distruzione. Tra progresso e disastro, creando una parabola sul destino delle minoranze.

Una scena 

YIDDISH, UNA LINGUA IN ESILIO

«Isaac Bashevis Singer – scrive il regista – dedica questa storia ai perseguitati, agli oppressi in tutto il mondo, giovani e vecchi, ebrei e gentili, nella folle speranza che il tempo delle accuse ingiuste e dei decreti iniqui giunga un giorno alla fine.

Sceglie come lingua lo yiddish perché è una lingua in esilio, senza paese, senza confini, una lingua non sostenuta da alcun governo. Una lingua che non possiede quasi parole relative ad armi, munizioni, esercizio o pratica militare. Una lingua che era disprezzata, sia dai non ebrei che dalla maggioranza degli ebrei emancipati. Per natura, lo yiddish non domina, non dà la vittoria per scontata.

Non esige, non comanda, scivola, si insinua clandestinamente tra i poteri di distruzione. È una lingua di un’umanità piena di timore e speranza. In senso figurato, lo yiddish è la lingua saggia e umile di tutti.

C’è ancora una ragione per non dimenticare lo yiddisH. Certo, è una lingua morente, ma è l’unica lingua che parlo bene. Lo yiddish è la lingua di mia madre, e una madre non muore mai veramente».

UNA COMPAGNIA COSMOPOLITA

Sul palcoscenico si dispiega un vero e proprio mosaico sensoriale di storie e testimonianze, portato da una compagnia cosmopolita di attori e musicisti con lingue, origini e tradizioni plurime.

INFO

Lo spettacolo è in lingua tedesca, inglese, araba, spagnola, francese, ebraica, russa, yiddish, sottotitolato in italiano

(Fotografie di Simon Gosselin)

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