Una serata di pura magia al Teatro Goldoni, dove Raphael Gualazzi ha inaugurato il 10 ottobre 2025 la rassegna Venezia Jazz Festival Fall Edition con un concerto intenso, raffinato e coinvolgente.
UN ARTISTA ORIGINALE
Gualazzi è un musicista che ha saputo tracciare un cammino nel solco del jazz, della canzone d’autore e della sperimentazione. Si è fatto conoscere al grande pubblico vincendo Sanremo Giovani 2011 con “Follia d’amore” — brano in cui già si colgono le sue radici jazzate e l’attitudine a mescolare stili. Da allora, ha pubblicato diversi album, esplorando linguaggi diversi, collaborando con compositori, firmando colonne sonore, contaminando il jazz con la sensibilità della melodia italiana e con richiami al mondo classico.
Il suo stile è elegante ma mai distaccato: ogni nota al pianoforte, ogni frase vocale, sono parte di un racconto che unisce emozione, tecnica e libertà. È in questo equilibrio che Gualazzi mostra la sua grandezza.

I COMPAGNI DI VIAGGIO: ANDERS ULRICH E GIANLUCA NANNI
Sul palco al suo fianco, due musicisti con i quali condivide un sodalizio di lungo corso: Anders Ulrich al contrabbasso (oltre al basso elettrico) e Gianluca Nanni alla batteria (e back vocal). Entrambi accompagnano Gualazzi da oltre dieci anni in dischi e tournée in Italia e all’estero, rafforzando quell’intesa silenziosa che nasce solo con la frequentazione artistica e la fiducia reciproca.
Ulrich fornisce una base sonora solida e sempre “viva”, capace di dialogare con il pianoforte in modo discreto ma essenziale. Nanni scandisce i tempi, costruisce tensioni e aperture ritmiche con eleganza: mai invadente, sempre attento al respiro del trio. Insieme, i tre formano un organismo sonoro compatto, capace di spostarsi dal tenue al potente con naturalezza.

IL CONCERTO
La scaletta ha toccato territori diversi — una dimostrazione di versatilità. Gualazzi ha proposto composizioni ispirate al repertorio operistico e alla musica classica (anche con rimandi a Giuseppe Verdi), sue canzoni originali, un omaggio sentito a Michel Petrucciani, e una versione sorprendente e toccante di “Imagine” di John Lennon.
In quei passaggi — quando le dita scorrevano sul pianoforte con precisione e al contempo con sentimento — il pubblico è stato rapito. E poi la voce, calda, avvolgente: capace di accarezzare e alzare l’anima. Gualazzi ha saputo alternare momenti pianissimo, quasi sussurrati, ad esplosioni liriche, in un continuum che non perde mai coerenza.
Quando è arrivato il momento di “Imagine”, lo spazio si è fatto sacro: la sua versione ha aggiunto un tocco personale, rispettando l’essenza del brano ma riproponendolo con sensibilità jazzata e profondità emotiva.
Alla fine del concerto, il pubblico si è alzato in piedi. Applausi lunghi, commossi, un riconoscimento sincero per chi sa coniugare talento, mestiere e cuore. Gualazzi, con i suoi partner fedeli Ulrich e Nanni, ha dimostrato che è possibile toccare profondità emozionali con musica colta e insieme accessibile.
È il segno di un artista che, attraverso la musica, sa aprire spazi di risonanza interiore, dove il tempo si sospende e ciò che resta non è soltanto suono, ma una forma pura di emozione condivisa.
