I Vespri siciliani, nuova regia di Emma Dante

Maresa Galli

Successo al Teatro di San Carlo di Napoli per “I Vespri siciliani”, opera di Verdi che mancava dal 2011. Con la regia di Emma Dante, l’opera aveva debuttato a Palermo nell’edizione Parigi 1855, “Les Vepres siciliennes” con balletto nel terzo atto (“Le Quattro stagioni”), nello stile grand-opéra. Sarà in scena al Lirico fino al 3 febbraio 2024.

Dramma in cinque atti su libretto di Eugène Scribe e Charles Duveyrier, con la storia incentrata sui conflitti sentimentali dei personaggi, è ispirato all’occupazione angioina della Sicilia. Qui gli invasori diventano la mafia, in tutta la sua devastante barbarie e violenza.

Vespri è un’opera che parla di oppressi e oppressori e “nella musica, già dall’Ouverture, si avverte il senso di rivolta. La ribellione alla dominazione francese del 1282 si trasforma nella ribellione dei palermitani dopo le stragi del ‘92. Sono le coscienze che si risvegliano”, spiega Emma Dante che cuce un doloroso mosaico della memoria, per non dimenticare.

Tanti elementi simbolici campeggiano nella messa in scena. I pupi siciliani, le teste di Caltagirone, Santa Rosalia, gli stendardi con i volti delle vittime di mafia.

Con l’ingresso di Elena, che si identifica con Rita Borsellino, che piange la morte del fratello e invita i concittadini alla rivolta, nel primo atto, la sfilata dei gonfaloni racconta l’anima di questa messinscena.

Perfette le scene di Carmine Maringola, con la fontana di piazza Pretoria, detta “della vergogna”, piazza che vedrà, nel finale, la morte di Arrigo, con una citazione del “Padrino parte III”, la sua cancellata come prigione, i ceppi per l’esecuzione di Procida e di Elena, che diventano fusti di rifiuti tossici.

I Vespri siciliani di Giuseppe Verdi (foto L.Romano) 

Gli oppressori sono vestiti in semplici tute acetate, nei moderni costumi a cura di Vanessa Sannino. I movimenti scenici sono di Sandro Maria Campagna, le luci di Cristian Zucaro. Ottimo il cast e buona prova dell’Orchestra del San Carlo, diretta da Henrik Nánási. Tanti applausi per Maria Agresta (la Duchessa Elena), dall’emissione perfetta, il fraseggio elegante, acuti brillanti, per Piero Pretti (Arrigo), Alex Esposito (Giovanni Da Procida), Mattia Olivieri (Guido di Monforte).

Direttore del Coro, Fabrizio Cassi. Il 24 ed il 31 gennaio, sulle balaustre dei palchi, le foto delle vittime di camorra, con in sala i loro parenti.

Un’opera verdiana preziosa che, grazie alla regia, sa parlare al senso civico perché la lotta alle mafie, come scrivono Nicola Gratteri e Antonio Nicaso nel libro “Non chiamateli eroi”, “deve passare da una corresponsabilità dell’intero sistema istituzionale, culturale, sociale ed economico. L’alba di un nuovo giorno è possibile”. Tanti applausi alla prima.

 

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