S’intitola “Il paese del vento” lo spettacolo in scena alla Galleria Toledo di Napoli l’11 e 12 aprile 2026. Sulla drammaturgia e la regia di Lelio Lecis, la messinscena si ispira all’opera biografica di Grazia Deledda.
In scena Lia Careddu, Roberta Pasquinucci, Stefano Cancellu, Simeone Latini, Tiziana Martucci. Spazio scenico Valentina Enna, costumi Marco Nateri.

IL ROMANZO DI GRAZIA DELEDDA
I sogni di ragazza di Grazia Deledda e il suo giovanile amore per Gabriele, fantasma che la perseguita fino alle soglie del matrimonio con un altro uomo, sono all’origine di questo romanzo. Squisitamente autobiografico e fortemente introspettivo, scritto nel 1931.
Dietro il nome di Gabriele, si nasconde una figura reale, quella di Stanis Manca, brillante giornalista di cui la scrittrice si innamorò con tutta l’ingenuità e l’entusiasmo dei suoi giovani anni.
Fu un amore epistolare, ma Stanis Manca pare non fosse molto sensibile alle romantiche lettere della Deledda. Tanto che, dopo un paio d’anni la corrispondenza si inceppò.
Proprio a questo strano e tormentato amore, si riferisce l’Autrice in questo romanzo. ormai Nobel, all’apice della notorietà, sente che la sua vita declina, si accinge a raccontare la sua giovinezza, nella metafora di questo romanzo.
LA PIECE
Eccezionalmente privo delle descrizioni paesaggistiche presenti negli altri suoi romanzi, ne Il Paese del Vento il protagonista è il vento. Metafora di un destino che agita e sconvolge le passioni umane, lasciando dietro di sé lacerazioni profonde.

NON SENTIRE IL MALE
Dal 17 al 19 aprile, sarà invece in scena lo spettacolo “Non sentire il male” di e con Elena Bucci. “Questo lavoro mi accompagna da anni e cambia con me fin da quando uscii dalla compagnia del mio maestro Leo de Berardinis. – racconta l’attrice – quando cercavo una strada personale, una scrittura, una visione. C’è un tempo della vita in cui non bastano più
mestiere, tecnica, lavoro, ma ci si domanda dove ci portino e cosa c’è oltre e altrove. Io ero proprio lì, quando, parlando con un amico sapiente, mi sono accorta che gli scritti e il pensiero della Duse mi avevano accompagnato per tutta la mia vita teatrale.
Nel corso del tempo ho scoperto molte facce di Eleonora, le sue molte età e le sue molteplici attitudini, da quella più nascosta e misteriosa, che la rendeva una medium tra vivi e morti a quella capocomicale e politica. Da tutte, fuse in un unico vortice di energia originale e rivoluzionaria, ho imparato che di nessuno si può mai dire di cogliere l’essenza, essendo ogni vita un romanzo senza fine“.
