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“La cantata dei pastori”: una tradizione antica

Anita B.Monti

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Il Teatro Trianon Viviani di Napoli è fedele alla tradizione e, con Peppe Barra, riporta in scena la celebre “Cantata dei pastori”, nelle ultime versioni. Da venerdì 19 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026. In scena, con Peppe Barra e Lalla Esposito, Luca De Lorenzo (Armenzio e Demonio), Massimo Masiello (Ruscellio e Diavolo oste), Antonio Romano (Cidonio e San Giuseppe), Rosalba Santoro (Angelo) e Federica Totaro (Benino e Madonna).

Le musiche di Giorgio Mellone sono eseguite dal vivo da Pasquale Benincasa (percussioni), Giuseppe Di Colandrea (clarinetto), Agostino Oliviero (violino e mandolino) e Antonio Ottaviano (pianoforte). L’allestimento è firmato da Carlo De Marino per le scene, Annalisa Giacci per i costumi, con le luci di Luigi Della Monica.

LA CELEBRE VICENDA

La trama vede protagonista Razzullo, scrivano napoletano pauroso, inviato dall’imperatore a Betlemme per il censimento. Intanto Giuseppe e la Vergine Maria vagano in cerca di alloggio, mentre i Diavoli cercano di ostacolarli, fino all’intervento dell’Angelo che permetterà la nascita del Redentore.

Peppe Barra e Lalla Esposito

TRA SACRO E PROFANO

La tradizione popolare stravolse a poco a poco il testo della Controriforma, volgarizzandolo, rovesciandone gli intenti educativi ed edificanti,  aggiungendo anno dopo anno canzonette e scene da farsa e commedia dell’arte. E già verso la fine del Settecento, per dar modo di inventare lazzi e contrasti, al pulcinellesco Razzullo venne affiancato il personaggio deforme di Sarchiapone, un assassino, ladro, gobbo, maligno e bugiardo, che pratica l’arte dell’arrangiarsi e non ha paura di nulla, nemmeno dei draghi dell’Inferno.

LA RAPPRESENTAZIONE AL TRIANON

Peppe Barra e il regista Lamberto Lambertini hanno riadattato il testo di Perrucci. «Con Peppe Barra, che incarna da cinquant’anni il personaggio di Razzullo e Lalla Esposito in quello di Sarchiapone. – spiega Lambertini – La nostra Cantata vuole mettere al centro la lingua, la musica, la storia della città di Napoli, l’unico luogo al mondo dove sia stato possibile creare, e conservare così a lungo, uno spettacolo dal genere indefinibile. Un unicum teatrale, frutto di secoli di devozione.

Uno spettacolo che è, allo stesso tempo, colto e popolare, comico e sacro, profondo e leggero, commovente e divertente per un pubblico di grandi e di piccini. Uno , perciò, spettacolo all’antica, dove, sulle tavole scalcagnate, i guitti impersonavano più ruoli, in una girandola di travestimenti che diverte il pubblico e spaventa i due affamati protagonisti».

(Foto di Fiorenzo Niccoli)

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