“La chimera”. Il delicato film di Alice Rohrwacher

Angelo Matteo

La chimera”. Un volto di donna che compare fugacemente, coperto da quella che sembra una mano, ma che per lo spettatore è una brusca dissolvenza in nero: il tutto incorniciato da un formato quadrato dai bordi arrotondati. Così si apre, con un sogno, l’ultima fatica di Alice Rohrwacher. È un inizio straordinariamente delicato, che segna la cifra di tutto il film. Il controcampo del sogno, e cioè il sognatore, è il protagonista del film, Arthur (Josh O’Connor), addormentato sul treno.

“La chimera” è un film che, come gli altri di Rohrwacher, che siano lungometraggi o cortometraggi, non ricerca un canonico svolgersi della narrazione. La regista, qui anche co-sceneggiatrice, è infatti esponente di un cinema più vicino alla forma della poesia che a quella del romanzo. Tant’è che la storia del film non procede sui binari ben definiti della trama, ma su quelli più rarefatti dell’emozione.

Nella Tuscia degli anni ’80, Arthur è un tombarolo inglese con un dono: è capace di trovare ciò che c’è sottoterra. Aiutato dai suoi amici e “colleghi”, abitanti di una provincia povera ma felice, vera, Arthur vive cercando tombe etrusche, cui sottrarre il corredo funebre. Ricorda nei sogni la sua amata Beniamina (Yile Yara Vianello), figlia di Flora (Isabella Rossellini), sua amica e protettrice.

Ai citati si aggiungono molti altri personaggi, ricchi di carisma e dalla presenza garbata a schermo, in una mescolanza di volti e connotati meravigliosa, che rifugge la bellezza canonica e cerca una genuinità antica ma, in realtà, senza tempo.

La chimera, locandina

La grande magia di Rohrwacher e di Louvart, sua direttrice della fotografia, è quella di proporci un mondo antico, facendocelo accarezzare e vivere, mostrandoci che ciò che era è ancora, e che il passato non è che un’altra forma del presente.

Inoltre, nei giorni dello straordinario successo nazionale dell’esordio alla regia di Paola Cortellesi con “C’è ancora domani”, “La chimera” propone un altro volto del femminismo cinematografico italiano, meno didascalico, ma non per questo meno diretto. Questo è incarnato principalmente dal personaggio di Italia (Carol Duarte), giovane allieva di canto a casa di Flora, che nella sua sfrontatezza e audacia, rappresenta un bellissimo ritratto di donna.

“La chimera” è un film che parla del passato per parlare dell’oggi e lo fa con grande maestria e straordinaria sensibilità. Da vedere al cinema.

 

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