La conversazione: tra tecnologia e ossessioni

Alberto Tuzzi

Harry Caul (Hackman), un tecnico esperto in intercettazioni, lavora in maniera estremamente meticolosa e conduce la sua vita privata in una solitudine quasi ossessiva. Ingaggiato dal direttore (Robert Duvall) di una misteriosa azienda per spiare la moglie Ann (Cindy Williams) e Mark (Frederic Forrest), ascolta e registra la conversazione dei due, si convince che sono amanti e che il marito voglia ucciderli.

Harry cerca di andare più a fondo ma, preso dal dubbio di essere a sua volta spiato, entra in una spirale di ricatti e di paranoie che lo spinge sull’orlo della disperazione, sentendosi ormai irrimediabilmente perduto, completamente distaccato dalla realtà.

Francis Ford Coppola gira “La Conversazione” (The Conversation, USA, 1974) a cavallo tra i primi due capitoli della saga de “Il Padrino”, di cui abbandona la grandeur e realizza un film d’autore minimalista, una spy story introspettiva.

Locandina del film

L’idea del regista è, però, anteriore al caso Watergate e quindi non è influenzata dallo scandalo che scosse gli Stati Uniti. Infatti, il regista l’abbozza originariamente nel ’66 per il teatro, poi la scrive nel ’69 e, infine, la completa nel ’72. Ma all’uscita del film, nel ’74, pubblico e critica ravvisarono, ovviamente, nel film evidenti allusioni alla realtà dello scandalo Watergate.

Il film è un thriller in anticipo sui tempi e sulle mode, che rimanda al “Blow-up” di Antonioni, con il quale ha in comune il tema della percezione della realtà alterata dall’utilizzo di tecnologie sempre più sofisticate.

“La Conversazione” è un film emblema degli anni ’70, sull’inarrestabile incombere della realtà immateriale su quella materiale, una messa in scena di macchinazioni infernali di istituzioni pubbliche e private e un inquietante apologo sulla disillusione di un paese in crisi d’identità, reduce dallo scandalo Watergate e alle prese con la guerra del Vietnam.

Il protagonista è un detective, invisibile e anonimo, pagato per spiare, registrare e ascoltare, interpretato da uno straordinario Gene Hackman, perfetto nel rappresentarne la fragilità, rivestito di un’impenetrabile corazza di paure, insicurezze e diffidenza, esemplare angosciante di americano spaurito, travolto dalla bufera che devasta il suo Paese.

Gene Hackman in una sequenza del film

Ne “La conversazione” il suono svolge un ruolo fondamentale grazie allo straordinario lavoro del direttore del suono Walter Murch, che realizza una colonna sonora complessa, che mescola voci, effetti sonori e musica, creando sensazioni uditive di disorientamento e paura. Le composizioni strumentali di David Shire, per solo piano, sottolineano in modo minimale il disagio del protagonista.

Francis Ford Coppola con la “La conversazione”, film di perfezione geometrica, attenta a ogni dettaglio, realizza un’opera amata dai critici e cinefili ma non dal grande pubblico. Un dramma d’intensa e matura sensibilità, forse la vetta assoluta della sua più che onorevole e longeva carriera.

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