La fiera delle illusioni

Redazione

di Angelo Matteo

Nominata in quattro categorie ai Premi Oscar 2022, tra cui la più importante, quella dedicata al miglior film, “La fiera delle illusioni – Nightmare Alley” è l’ultima opera di Guillermo del Toro, tratta dal romanzo omonimo di William Lindsay Gresham. Il regista messicano, reduce dal successo straordinario di pubblico e critica de “La forma dell’acqua”, dirige una pellicola in cui non abbandona le tematiche e l’estetica che hanno accompagnato la sua intera carriera.

Nel 1939 Stan Carlisle (Bradley Cooper), dopo aver dato fuoco alla sua casa nel Midwest si associa a una fiera itinerante, in cui si tengono spettacoli di mentalismo o in cui le deformità umane vengono mostrate come intrattenimento. Qui conosce Zeena Krumbein (Toni Collette), che insieme al suo mentore lo avvicina all’arte della chiaroveggenza con il fine di ingannare gli spettatori. Conosce anche Molly (Rooney Mara), di cui si innamora e con la quale abbandonerà la fiera gestita da Clem Hoately (il sempre ottimo Willem Defoe). Dopo essersi messo in proprio e aver guadagnato grande fama viene introdotto dall’enigmatica psicologa Lilith Ritter (Cate Blanchett) al mondo dell’alta borghesia, nel quale abbondano le persone desiderose di essere messe in contatto con l’aldilà. La situazione rischia però di sfuggire di mano a Stan, che verrà messo di fronte non solo alle conseguenze delle sue azioni, ma anche alla sua essenza profonda.

La locandina ldel film

“La fiera delle illusioni” è un film d’altri tempi, che si tiene fedele a un canovaccio molto solido in cui la storia prosegue come un treno in corsa. Le professionalità messe in campo sono tutte di grande livello, com’è da subito rilevabile nell’elegantissimo prologo silenzioso del film. La fotografia di Dan Laustsen e la scenografia di Tamara Deverell spiccano su tutte, e rendono il film un piacere per gli occhi dal primo all’ultimo minuto: una caratteristica meravigliosa del film è infatti quanto è immersivo dal punto di vista estetico. Del Toro, dopo un primo atto molto lungo in cui introduce i vari personaggi e il tono generale della pellicola, mostra nel secondo atto e soprattutto nel terzo di non aver abbandonato il discorso sulla mostruosità e sulla diversità che hanno segnato la sua intera carriera. Il finale in particolare è meraviglioso e getta una luce sinistra sull’intera storia.

Purtroppo “La fiera delle illusioni” sta seguendo la stessa sorte di film come “West side story” di Steven Spielberg o “The Last Duel” di Ridley Scott, pellicole cioè d’autore e teoricamente anche di grande richiamo commerciale che sono state invece snobbate dal grande pubblico. C’è da sperare che sia solo una fase in cui gli spettatori più maturi stanno evitando la sala, per evitare che questi film vengano in futuro proposti direttamente in piattaforma digitale. Nel frattempo però “La fiera delle illusioni” è al cinema, e merita decisamente una visione.

 

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