Debutta giovedì 26 marzo alle 20.30 (repliche venerdì 27 alle 19, sabato alle 20.30 e domenica alle 18) la nuova produzione del Teatro Galleria Toledo di Napoli, “Li ‘nnammorate scorcogliate” da Pietro Trinchera, drammaturgia e regia Laura Angiulli. In scena Paolo Aguzzi (Pestacchio), Federica Aiello (Rina), Chiara Baffi (Graziella), Agostino Chiummariello (Attaveo), Alessandra D’Elia (Tolla), Antonio Marfella (Giacchimmo), Andrea Palladino (Abate), Antonio Speranza (Scrupolo) e Antonio Torino (Ndoniello/Petrillo). Disegno luci Cesare Accetta. Scena Rosario Squillace.
Una curiosità: gli spettatori in sala troveranno il glossario delle parole napoletane usate nel testo.
COME CAMBIA IL LESSICO NAPOLETANO
Laura Angiulli attraversa il repertorio napoletano per individuare, nelle sue modificazioni, la matrice di quell’interesse smisurato e implacabile che da sempre caratterizza lo sguardo del mondo verso il capoluogo partenopeo. E inizia proprio da Pietro Trinchera.
Già Eduardo, con l’adattamento de Na Monaca fauza, aveva riconosciuto l’importanza di quell’illuso Don Chisciotte della parola. Promotore di un teatro realistico-civile, che si discosta fortemente dalle opere dei suoi contemporanei.

La sua lingua si apre alle suggestioni, offerte dal melodramma metastasiano. Che in quegli stessi anni aveva tentato di riportare in auge la tragedia antica nella sua inscindibile unione di musica e poesia. Ne viene fuori una satira solo all’apparenza leggera e scanzonata, espressione di una ben più profonda e amara polemica contro ingiustizie e storture della società. L’operazione che Angiulli mette in atto in Li ‘nnammorate scorcogliate sembra conservare quell’interesse eduardiano rivolto alla parola.
IL PROGETTO
“Obiettivo del progetto è osservare, in chiave diacronica, le oscillazioni linguistiche e letterarie della città. – spiega la Angiulli – Cogliendo nella lingua teatrale lo specchio delle trasformazioni urbane, sociali e culturali. Non si tratta solo di recuperare il repertorio, ma di indagare gli stilemi recitativi che hanno caratterizzato la produzione drammaturgica del territorio e contribuito alla sua diffusione nel mondo. In scena questo significa lavorare sul ritmo, sulla musicalità, sulla corporeità della parola, restituendo la complessità di un patrimonio che non può essere semplificato”.

IL GLOSSARIO
accemmato, azzimato, vestito con estrema cura
appelammo, (v. appilare) tappare, chiudere, tacere
ascevoli’, sospirare
azzo, affinché
benaggia, benedetto
caimmo, crudele
callovantro, moneta
cancaro, malora
capetaneo, schermitore
cauda, calda
cavalle, monete
chiattìe, indugi
ciunco, fermo
commene, conviene
connutto, condotto
correntone, disponibile
craugno, carbone
cufece, corno
delliegge, disprezzi
diaschece, diavolo
farfare, diavoli
fegna, finga
fera, bestia feroce
fonnachera, donnaccia
fùceto, impotente
fuso, corno
giurgio, ubriaco
imbertonata, innamorata follemente
lesenarie, avarizie
liazza, funicella
lizeto, lecito
lotano, fastidio, seccatura
maiateche, colossali
mantrone, porco
menotella, particolareggiata
‘mmattere l’aggrisso, scoppiare il tumulto
‘Mmiestelo, investilo, impegnalo
‘nfada, infastidisca
‘nfruceco, suggerisco
‘nguadea, sposa
passagaglio, giro di parole
passeo, simpatia
peo, peggio
prubeca, lite
quatro, quadro
racchio, stupido
reneato, rinnegato
ronneanno, cercando
sbrecato, sbrigato
sbrenneto, splendido
scarda’, subire
scase, nascondi
scauzareme, scandagliare
sceccata, scippato
sceregatte, lustrati
schiecco, specchio
schierchia, leva mano
schitto, soltanto
schiuoppo, fracasso
scorcogliammo, gabbiamo
scosere, scucire
scria, via
smacena, immagina
scasato, rovinato
soputo, cotto
tellecarelle, delicate
tomato, tardato
traffino, furbo
vammace, bambagia, cotone
vascuotto, biscotto
vastaso, facchino
vavo, vado
vennegne, vendemmie
vorzillo, borsellino
zaffo, tassa
zanno, furfante
