La lunga notte dell’Italia

Alberto Tuzzi

“LA LUNGA NOTTE DEL ’43”, DI FLORESTANO VANCINI (ITALIA, 1960)

Ferrara, inverno 1943. La città è dominata dai fascisti repubblicani, che governano all’ombra dei tedeschi. Il farmacista Pino (uno straordinario Enrico Maria Salerno), infermo, passa il tempo a guardare dalla finestra di casa ciò che accade nella strada sottostante. La moglie Anna (un’intensa Belinda Lee), che gestisce la farmacia di famiglia, lo tradisce con Franco (un ottimo Gabriele Ferzetti), figlio di un antifascista. Aretusi (un grande Gino Cervi), fascista della prima ora, fa uccidere il rivale Bolognesi, da lui ritenuto troppo debole e incolpa del delitto gli antifascisti. Una notte i fascisti, su ordine di Aretusi, arrestano undici cittadini inermi, fra cui il padre di Franco.

I fascisti fucilano i prigionieri davanti alla casa di Pino, lasciando i corpi sulla strada. Pino dalla sua finestra, non visto, assiste alla strage. Una lunga notte.

Locandina del film

Anna comprende che il marito è testimone dell’eccidio e vuole fuggire con Franco ma questi decide di scappare da solo in Svizzera. Franco, tornato dopo anni di assenza a Ferrara con moglie e figlio, incontra Aretusi che vive come un tranquillo cittadino e, ignorando i suoi crimini, lo saluta come un vecchio conoscente.

La lunga notte del ’43 (Italia, 1960) rappresenta l’esordio di Florestano Vancini nel lungometraggio, adattando con Pier Paolo Pasolini ed Ennio De Concini il racconto di Giorgio Bassani Una notte del ’43, ispirato alla strage di Ferrara del 15/11/43.

LA FOTOGRAFIA

Vancini realizza un grande lavoro sulle atmosfere, rese cupe e angoscianti grazie alla splendida fotografia di Carlo Di Palma, in una Ferrara in parte reale e in parte ricostruita magistralmente in studio da Carlo Egidi. Il dramma individuale di Anna, donna indipendente e ben lontana dall’ideale femminile imposto dal fascismo, si intreccia con il dramma collettivo vissuto da un’intera città. Alla storia di un classico triangolo amoroso si legano tematiche tipicamente pasoliniane, come la critica verso l’ambiguità di una certa borghesia italiana, sostanzialmente complice del fascismo.

Nei primi anni ’60, grazie ai nuovi equilibri politici italiani, nel cinema italiano si rivela sempre più forte l’esigenza di rivisitare la storia più recente senza complessi e senza eccessiva reverenza nei confronti dei padri.

Gino Cervi ed Enrico Maria Salerno in una scena del film

TEMI TABU’

Torna l’interesse, dopo anni di oblio, su temi per anni considerati tabù come il fascismo, la guerra e la Resistenza. Vancini con La lunga notte del ’43 è uno dei primi autori a gettare luce su un passato prossimo rimosso nell’indifferenza collettiva e a denunciare la fragilità della società italiana, in cui ex criminali vivono ancora impuniti. Ottimo documentarista all’origine, il ferrarese Florestano Vancini come regista nelle sue opere coniuga in modo efficace e personale l’impegno civile e l’interesse per episodi spesso dimenticati della storia italiana, senza dimenticare i risvolti psicologici di tali vicende.

Con La lunga notte del ’43 Vancini delinea con lucida maturità il tema del valore della coscienza individuale e della memoria critica del passato, girando uno dei film che, ancora oggi, è considerato tra i più migliori sull’Italia di Salò.

Categorie

Ultimi articoli

Social links

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web