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“La Rivolta della Gioia”: un canto corale per la vita

Redazione

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di Fadia Vera Bassmaji – Roma

All’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma va in scena fino al 14 dicembre 2025, lo spettacolo musicale “La Rivolta della Gioia” di Cristian Ceresoli e Silvia Gallerano.

Le luci sono accese, gli attori sul palco e chiacchierano con il pubblico. E’ insolito ma gli attori sono persone che incontrano altre persone e il teatro è una piazza vera, dove non ci sono spazi recintati e comportamenti scoraggiati.

L’AZIONE

lo spettacolo è già iniziato, in realtà non è mai finito. Ha attraversato esperienze, giorni, mesi, città, azioni, riflessioni, scelte difficili e solo poi è entrato in sala prova per uscirne poesia.
Il pubblico entra, Ceresoli con un cappello a cilindro lo accoglie, abbraccia, ride, è felice.  E’ la realtà che spinge e denuda, la stessa realtà che poi, a luci spente, arriverà dal palco a schiaffeggiare l’anima dello spettatore.

Le luci si spengono e uno schioccare di dita accende la stessa scena, ma anche ora non c’è separazione. Ceresoli è in prima fila a rappresentare ognuno di noi e sotto il palco la cruda realtà si manifesta nel corpo di un ragazzino che corre, mugugna e si copre le orecchie.
Non sopporta, si rivolta, non accetta di stare seduto in silenzio a guardare. Lo segue un uomo, lo segue una donna ,ma lui non smette, si impone sfacciatamente. Distrugge le convenzioni.

Non è una scelta registica, è proprio la realtà che si rivela. Resta vivida. Qui ha spazio di essere e trasmutarsi in poesia.

LA QUOTIDIANITA’ SUL PALCO

Sul palco un coro colorato, strumenti che suonano dal vivo, voci di ogni età, genitori e figli ,ma anche compagni di una lotta sfrenata e quotidiana per mantenersi umani. Si sente tutto.

Il palcoscenico e un luogo popolare e caotico, vivace. Si canta, la fisarmonica incalza il ritmo e si narra senza pietà la storia di un’epoca che non ha tempo, che si ripete continuamente dall’anno 0 a oggi, in cui si uccidono bambini in carne e ossa ma anche la “bambitudine”, che è in ognuno di noi, quella che viene continuamente invocata come “il figlio della gioia” di una madre, una nonna, una donna.

Si parla di Cristo ma Cristo è ovunque, in Palestina, a Gaza, ma anche qui e muore nei cuori di chi non si rivolta.

Il giovane Ceresoli

IL TESTO

Il testo è terribilmente crudo ma i colori, la musica e gli sguardi tra gli attori lo accompagnano dritto al cuore e si diffonde nelle vene. Nicola, figlio degli artisti, cadenza lo spettacolo leggendo lettere a Dio. Un Dio che sembra muto, che si nasconde, che fa arrabbiare ma che alla fine è ancora vivo e si rivela nel corpo di un bambino, anzi, di ogni bambino.

IRROMPE LA VOGLIA DI VIVERE

Silvia Gallerano e Fabio Monti trasformano ogni verso in materia e fa male. la commozione irrompe: è l’anima che urla la voglia di vivere e di rivoltarsi in difesa della gioia, dell’amore, di ciò che è giusto. Ci si riconosce. Nella propria vita, nelle scelte, ma pure quando ci si arrende e si lascia vincere l’abbruttimento, l’annichilimento.

E poi succede quel miracolo che in scena è invocato ben due volte: la gioia si fa presente, e deve trionfare. Come la bambitudine dovrebbe rialzarsi dalla terra nera nera, in cui giace tramortita, prendere il sopravvento nel mondo, nella vita e in ogni angolo del pianeta.

Ci sono spettacoli scomodi che costringono a sentite e a cambiare sguardo.
La rivolta della Gioia è uno spettacolo coraggioso, che nasce come un urlo che non tace. Alla fine resta una gran voglia di vivere.

(Foto di copertina di Alessandro Uttaro) 

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