La rivoluzione del Musical

Redazione

di Alberto Tuzzi

Con l’avvento del sonoro, per Hollywood il passaggio alla produzione di musical è fondamentale, facilitato dall’apporto dei tanti artisti di Broadway, più che adeguati alle esigenze del nuovo genere cinematografico. Tale passaggio, con ovvi adattamenti rispetto alla natura originaria del teatro musicale, ha un enorme impatto mediatico sul pubblico americano e internazionale e, negli Anni Trenta, rende il musical, dopo il western, il genere che più caratterizza il cinema statunitense.

Una scena

Il musical ad Hollywood, agli inizi, si ispira prevalentemente all’operetta ma rapidamente sviluppa un nuovo genere, caratterizzato da dialoghi arguti e spirito spumeggiante, con un impianto narrativo elementare e la “spettacolarizzazione della realtà”.

In esso, spettacolo e realtà si sovrappongono e, sullo schermo, è naturale che un ballo tra i protagonisti in un bar diventi la stilizzazione di un corteggiamento; il valore narrativo dei numeri musicali nei film ha sempre la stessa metaforicità: conflitti, differenze e contraddizioni si risolvono armonicamente nella danza, veicolando un messaggio chiaro che fa da perfetto pendant alla filosofia rooseveltiana della concordia nazionale.

Il musical si nutre del suo stretto legame con Broadway, che lo rende un cinema effervescente e ritmicamente trascinante, grazie anche alle composizioni dei grandi autori musicali dell’epoca come Cole Porter, Jerome Kern, Irving Berlin, George Gershwin.

Una scena del film

Proprio in questi anni esplode il successo mondiale dei film interpretati da Fred Astaire (nome d’arte di Frederick Austerlitz) e di Ginger Rogers (pseudonimo di Virginia Katherine McMath), che diventano il simbolo stesso del musical, con dialoghi spumeggianti, scenografie fantastiche, costumi elegantissimi, bellissime colonne sonore composte da brani orecchiabili che tutti fischiettano una volta usciti dalla sala, coreografie strepitose realizzate grazie non solo al virtuosismo degli interpreti ma anche al movimento della macchina da presa: il tutto ha sullo sfondo il suono ed il ritmo frenetico della vita delle metropoli americane.

L’esordio, di immediato successo, della coppia Astaire e Rogers è con il film “Carioca” (Freeland, 1933). Fred, con una ricca carriera teatrale al fianco della sorella Adele, anche lei ballerina, debutta cinematograficamente ne “La danza di Venere” (Dancing Lady, 1933): la sua danza è elegante, comunicativa, tecnicamente effervescente, puro ritmo (non a caso Astaire cita il jazz come una delle sue principali fonti di ispirazione artistica).

Ginger, dopo molta gavetta in numerosi film, si fa notare in “Quarantaduesima strada” (42nd Street, 1933) e ne “La danza delle luci” (Gold Diggers of 1933, 1933). La coppia gira in tutto 10 film, fino a “I Barkleys di Broadway” (The Barkleys of Broadway, 1949) ma il migliore ed il più famoso è il quarto: “Cappello a cilindro” (Top Hat, 1935), di Mark Sandrich, primo film in cui i numeri di danza sono parte integrante della trama e non una serie di esibizioni singole.

La trama è semplicissima: il ballerino Jerry Travers (Astaire) cerca di conquistare Dale Tramont (Rogers), che però lo crede già sposato. Il lieto fine, ovviamente, giunge, tra mille equivoci, scambi di persona e bisticci amorosi, con scenografie in perfetto stile art déco di Van Nest Polglase che riscostruiscono anche una finta Londra ed una Venezia pura invenzione kitsch, la musica di Irving Berlin e numeri indimenticabili, fra i più belli della coppia, con le coreografie di Hermes Pan e dello stesso Astaire come “The Piccolino”, “Isn’t This a Loveley Day? (To Be caught in the Rain)”, “Top Hat, White Tie and Tails” e, su tutti, “Cheek to cheek”.

Straordinario, come sempre in questi film, il ruolo dei caratteristi come Edward Everett Horton, nei panni dell’impresario Horace Hardwick, amico del protagonista. Un film, ancora oggi, perfetto: non per la regia, sempre artigianale, o per la storia raccontata (puro pretesto) ma per l’atmosfera rarefatta quasi fiabesca, l’incalzare degli intermezzi comici, la bellezza delle musiche, il romanticismo e le emozioni messi in scena dai protagonisti, la perfezione e l’eleganza dei numeri di canto e di danza, con lui sofisticato, elegante, aggraziato e agile e con lei fresca, affascinante, svelta ed estremamente insinuante, in un equilibrio perfetto nel loro momento artistico, forse, più felice.

 

Categorie

Ultimi articoli

Social links

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web