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La trama fenicia di Wes Anderson

Renato Aiello

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la trama fenicia
La trama fenicia

Il regista statunitense Wes Anderson ci ha abituato nei suoi film a mondi mirabolanti, di grande impatto visivo, a schemi compositivi affascinanti, quasi artigianali e dal gusto europeo al primo sguardo. La sua Trama fenicia, passata in concorso all’ultimo Festival di Cannes 2025, e dal 29 maggio scorso al cinema, non è da meno rispetto a pellicole come Grand Budapest Hotel, Asteroid City, The French Dispatch o Moonrise Kingdom.

LO STILE ANDERSON NELLA TRAMA FENICIA

Il suo stile è riconoscibile in ogni inquadratura, persino la recitazione degli attori entra in modalità Anderson quando c’è lui dietro la macchina da presa.

In questa sua nuova fatica cinematografica con Benicio Del Toro nei panni del miliardario Anatole Zsa-zsa Korda, miracolosamente scampato a sei incidenti mortali come se fosse un gatto dalle sette vite, il gusto giocoso manierista della mise en scene sembra inizialmente prendere il sopravvento.

Fortunatamente, e onorando il titolo della pellicola, stavolta si presenta una trama più consistente, ma col cineasta candidato all’Oscar non c’è da stare tranquilli e non è difficile perdersi tra carrellate, dolly, campi lunghi e primissimi piani sapientemente alternati.

UN MAGNATE RICCO DI SOLDI E DI FIGLI CHE RICORDA QUALCUNO

La trama fenicia
Una scena 

Il magnate miracolato ha in mente grandi progetti da mettere in piedi e sceglie come unica erede, tra i tanti figli messi al mondo, la figlia che lo ha rinnegato e che si è fatta suora (Mia Threapleton).

Impossibile non pensare a un altro uomo ricco, ricchissimo, pieno d’ego e di sogni fantasmagorici di ardua realizzazione, e con numerosa prole al seguito, persino nello Studio Ovale alla Casa Bianca (quando i rapporti con Trump erano buoni): Elon Musk.

Il patron di Tesla e X (l’ex Twitter) ha addirittura una figlia nella realtà che ha tagliato i ponti e ogni rapporto col padre, e che ha addirittura cambiato sesso nel corso della sua vita (eresia per un neo repubblicano conservatore che gridava allo scandalo delle atlete trans alle Olimpiadi 2024).

UN COMPLICATO RAPPORTO PADRE FIGLIA

Ne La trama fenicia bastano la conversione e la rigida disciplina monastica a dare filo da torcere al benestante imprenditore, impegnato (con tanto di grafica e percentuali di successo, avanzamento e raggiungimento obiettivi) nella sua impresa faraonica nel deserto di un paese mediorientale o arabo nordafricano di pura fantasia (l’equivalente del viaggio su Marte di Musk).

UN CAST DA SOGNO PER LA TRAMA FENICIA

Da un soggetto scritto insieme a Roman Coppola, l’ora e quaranta della Trama fenicia scorre piacevole e folgorante a ogni passaggio, con un ricco cast oltre Del Toro: Scarlett Johansson (la cugina Hilda) e Bryan Cranston, l’allucinato assistente doppiogiochista Michael Cera, Hope Davis (la madre superiora), Jeffrey Wright, Riz Ahmed (il principe Farouk), Rupert Friend, l’irriconoscibile Benedict Cumberbatch (cattivissimo zio Nubar di uno scontro degno di Kill Bill con l’industriale Anatole), l’impagabile Willem Dafoe, i francesi Mathieu Almaric e Charlotte Gainsbourg, l’ineffabile Bill Murray nei panni di Dio e la vecchia gloria di Amadeus, F. Murray Abraham nei panni del Profeta, nonché Tom Hanks.

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