La transumanza dei ricordi

Redazione

La copertina del libro
La copertina del libro

Per essere una favola classica manca solo il “c’era una volta”; per essere una bella favola, però, gli ingredienti ci sono tutti: la passione, il mistero, la Storia con tutte le sue piccole grandi storie, la cultura e infine il vino.

Un libro da bere si potrebbe anche dire; un calice di buon vino da meditazione per chiudere gli occhi e ripercorrere i cammini del tempo, come una moderna transumanza, su un terreno, quello della memoria, mai arido e sempre pronto a produrre frutti meravigliosi, appena una goccia di amore ne bagni le radici.

E se è vero che i ricordi sono il presente del passato, Gioconda Marinelli e Antonio Valerio hanno saputo dare ai loro ricordi una tale forza da annullare la differenza tra passato e presente, rendendo tutto reale, complesso, completo, sapido e consistente come un buon bicchiere.

L’arrivo, inatteso e imprevedibile, di due bambini rianima da una parte il vecchio maniero del “signore” dall’altra la povera casa del contadino, ridando linfa al vetusto blasone e agli aridi solchi. Riprende la vita nelle sue forme più tenere, lasciando che la loro crescita sia tutt’uno con il proprio territorio, ricco e povero, ma costantemente vendemmiato dalla voglia di andare avanti, lavorare e produrre: per se stessi e per chi li ha aiutati a diventare uomini.

La storia dei due ragazzi è la sintesi di questa terra, ha la sua etica: si cresce mettendo assieme cultura e laboriosità, educazione e sacrificio, conoscenza ed esperienza, amore e tenacia. Come fa la vite, forte e costante, che solo alla fine si lascia andare e canta il suo inno a Bacco, e fa cantare i suoi discepoli con il prezioso nettare.

Con tratti delicati, Gioconda Marinelli disegna la storia del territorio molisano e della sua umanità a cavallo tra il grande canale delle civiltà, rappresentato dall’Adriatico, e le fertili pianure della storia a valle. Anche la cultura è sospesa tra due argini: da una parte quella “alta” delle biblioteche dei signori che, fortunatamente, spesso si aprono alla voglia di sapere dei più giovani, e dall’altro quella itinerante dei pastori, fatta di leggende ma soprattutto di etica, sana, legata al territorio. Il filo conduttore rimane la terra, dura e prodiga, calamita di vita e matrigna di affetti, che sembra sorridere quando coglie nella passione dei suoi contadini l’amore per un lavoro che è duro come le sue zolle, ma anche ricco di piacere come i suoi chicchi.

Ed ecco di nuovo il vino, prodotto finale e atteso (come un figlio? I tempi sono quelli…) del lavoro quotidiano attorno alla terra prima, ai filari dopo e ai grappoli alla fine: tutto si compone nel tino, come nella vita: un figlio espressione del Molise, ricco di forza, pieno di sapore, rosso come la passione e inebriante quanto basta per restare qualche palmo più su della terra degli “altri”, proprio come il territorio raccontato in questa favola lieve.

Ma forse è così che cambiano anche le favole: “Nel nome del vino” diventa il nuovo “c’era una volta”.

Prosit.

 

Enzo Pagliaro

 

NEL NOME DEL VINO

Gioconda Marinelli – Antonio Valerio

Edizioni: Homo Scrivens

Pagine 120

Euro 13,00

 

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