L’assassino ci spia nel buio

Alberto Tuzzi

“La scala a chiocciola” (The Spiral Staircase, USA, 1946) di Robert Siodmak

LA TRAMA

Primo ‘900. Un misterioso assassino semina il terrore in una cittadina degli Stati Uniti uccidendo donne con menomazioni fisiche.

Helen (una straordinaria Dorothy McGuire), muta per lo shock causato dall’aver visto i suoi genitori morire in un incendio, teme di essere la prossima vittima.

La ragazza è dama di compagnia della sig.ra Warren (Ethel Barrymore), vedova dalla forte personalità ma malata e costretta all’immobilità.

Nella stessa casa vivono Albert (George Brent) e Steve (Gordon Oliver), rispettivamente figliastro e figlio della sig.ra Warren.

Helen scopre che Albert è l’assassino, convinto che sia necessario liberare l’umanità da tutte le donne con imperfezioni. Il provvidenziale intervento della sig.ra Warren salva la ragazza.

Locandina originale del film

IL COMMENTO

Robert Siodmak, con La scala a chiocciola (The Spiral Staircase, USA, 1946), tratto dal romanzo Some Must Watch di Ethel Lina White,  con la sceneggiatura di Mel Dinelli, gira un capolavoro di ossessione e di angoscia, dove l’orrore che domina la vicenda è accompagnato dallo scavo nella follia del protagonista.

La figura di assassino nel film si ispira ai personaggi gotici di Poe ed ai mostri del cinema tedesco degli anni 20/30, ma è culturalmente influenzata dalle recenti vicende del nazismo.

Siodmak, tedesco di origini ebraiche che ha provato in prima persona, come tanti artisti fuggiti dalla Germania, il terrore hitleriano, non a caso sceglie, poco dopo la fine della guerra, il tema affrontato nel film, ovvero la volontà criminale di ripulire il mondo da debolezze e storture, come sostenuto dalle farneticanti teorie naziste e d’estrema destra sulla purezza della razza.

Il regista nel film fa un notevole utilizzo della tecnica del chiaroscuro, grazie anche alla straordinaria fotografia in b/n di Nicholas Musuraca.

Dorothy McGuire e Ethel Barrymore in una scena

In un’epoca in cui il termine serial killer non è stato ancora coniato, Siodmak realizza un film unico nel suo genere, antesignano, per molti versi, dei moderni thriller dai risvolti horror, con alcuni elementi che, in seguito, avrebbero caratterizzato il genere: dialoghi essenziali, atmosfere inquietanti rese da movimenti nervosi della cinepresa, l’uso di elementi ambientali inusuali che alimentano la tensione emotiva.

Di grande effetto le immagini deformate che mostrano le allucinazioni dell’assassino, come quella di Helen senza bocca e i terrificanti primi piani dell’occhio del killer prima che colpisca le sue vittime.

IL REGISTA

Robert Siodmak gira, nella sua lunga carriera, qualcosa come 60 film, quasi sempre di altissimo livello, in quella indistinta area di confine che separa l’artigianato dalla creazione artistica.

Ad Hollywood, dove raggiunge fama mondiale, realizza film che, nel rispetto dei canoni classici del prodotto di intrattenimento, si rifanno sempre alle atmosfere cupe del cinema espressionistico tedesco, con uno sguardo particolarmente attento alla psicologia dei personaggi.

Le sue opere contengono sempre grandi emozioni: amore, odio, gelosia, gli elementi essenziali dell’esistenza, che riflettono, come il buon cinema dovrebbe sempre fare, la vita in tutte le sue diverse sfumature.

Con La scala a chiocciola Siodmak, in cui, forse, esprime al massimo livello la sua predilezione per le atmosfere allucinate e gli aspetti psicanalitici della narrazione, realizza quello che resta il suo film più famoso, una lezione di grande cinema che ancora oggi emoziona e sorprende.

Categorie

Ultimi articoli

Social links

Notizie Teatrali © All rights reserved

Powered by Fancy Web