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“L’avaro immaginario” al Sannazaro di Napoli

Maresa Galli

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Dal 17 al 26 gennaio in scena al Teatro Sannazaro di Napoli L’avaro immaginario di e con Enzo Decaro.

Nel cast Nunzia Schiano e La Compagnia Luigi De Filippo composta da Luigi Bignone, Carlo Di Maio, Roberto Fiorentino, Massimo Pagano, Fabiana Russo, Ingrid Sansone.

Le musiche sono di Nino Rota (da Le Molière Immaginarie), assieme a villanelle e canzoni popolari del 600’napoletano. Le scene sono di Luigi Ferrigno, i costumi di Ilaria Carannante, il disegno luci di Luigi Della Monica. Produzione “I Due Della Città Del Sole”.

Il regista

Per Decaro “il progetto nasce soprattutto da una curiosità ‘artistica’, a sua volta originata dalla costatazione che, a un certo punto della loro carriera, i

De Filippo (Peppino e Luigi in particolare) hanno sentito l’esigenza di confrontarsi con il teatro di Molière e il suo genio innovativo, rimasto forse nel suo genere ancor oggi ineguagliato e vivissimo. A riprova, il fatto che, dopo oltre quattro secoli, in occasione della recente ricorrenza del quattrocentenario dalla nascita, si son tenute ovunque celebrazioni, studi e ricerche dedicate al suo teatro e alla sua mai tramontata “comédie humaine”. In particolare, “L’Avaro” e “Il Malato immaginario” sono stati i due titoli a cui, una generazione dopo l’altra, i De Filippo, padre e figlio, hanno dedicato seppur con dierenti approcci la loro attenzione, sia teatrale che umana, dal momento che per entrambi, come del resto per Molière, il confine tra la rappresentazione teatrale e la vita come teatro, anche vissuto nella realtà quotidiana, è stato davvero sottile”.

La storia de L’avaro immaginario

Un viaggio nel Teatro del Seicento. Il sogno di Oreste Bruno (Enzo Decaro) e della sua compagnia di famiglia, i Fratelli dè Bruno da Nola, discendenti di

Giordano Bruno, è di incontrare il sommo Molière a Parigi.

La “carretta dei comici” viaggiante, in fuga dalla peste e dalla fame perpetua, non perde mai di vista la speranza.

Il carretto, nell’immaginifica scenografia di Ferrigno, diventa piccolo palcoscenico per ogni tipo di pubblico e di piazza. Costretti dalla fame a mangiare anche il loro amato cavallo, ai membri della compagnia non resta che raggiungere Versailles e incontrare il grande commediografo.

Oreste Bruno (Pachialone), capocomico, invia quotidianamente missive al “collega” che ha mitizzato, leggendo in lui il Teatro.

A nulla servono i consigli della sorella, una bravissima Nunzia Schiano, che parla solo per proverbi e sagge citazioni e del fratello, per ricondurre Oreste alla concretezza, esortandolo a ritornare a casa.

Si intrecciano il mondo teatrale napoletano e francese, Pulcinella incontra Scaramouche, la realtà si mescola con il fantastico vaticinato dall’aascinante strega Amadora, una talentuosa Ingrid Sansone perfetta nel ruolo.

La compagnia apprenderà con sgomento della morte in scena di Molière, proprio quando sono alle soglie di Parigi. Decaro inframmezza qualche citazione (“E comme è bello ‘a chiagnere, Filumè”), in omaggio a celebri commedie ed ai loro grandi autori.

Recensione

si è tolto la maschera”, per Oreste Bruno.

“La vera maschera è quella che resta quando l’attore

La vita è fatta di musica, danza, risate e lacrime, di tragedia e leggerezza, come ben rappresenta la Commedia dell’Arte.

La quotidianità degli “scavalcamontagne” incontra il sogno di uomini visionari come Oreste, che comprende in anticipo sui tempi il genio di Molière, e dello stesso Molière, inventore della commedia moderna, attore, capocomico, drammaturgo, rappresentato nei secoli con i suoi personaggi universali che parlano al nostro cuore.

L’avaro immaginario è un bel lavoro corale premiato dai lunghi applausi del pubblico. (foto di Guglielmo Verrienti)

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