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Le vie nascoste di luoghi perduti

Redazione

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Il libro di Antonio Mocciola

Malinconia, che si tinge spesso di struggimento e rimpianto per quanto irrimediabilmente perduto, e ancora uno sguardo che scandaglia e ritrova messaggi dimenticati fra pietre, mura cadenti e luoghi abbandonati. Sono i moods che danno spessore e originalità al libro Le vie nascoste, guida-non guida di Antonio Mocciola.

Ventuno i paesi da riportare in vita, almeno con la forza delle parole e anche tramite un’attenzione minuta e commovente per la vita che ha lasciato tracce e sedimenti di anime in case, palazzi, chiese, vie e strade.

La narrazione ha i ritmi della poesia che con ellissi dirette e semplificate coglie l’essenza e la esprime tramite uno stile, che pur insistendo su personificazioni, metafore e aggettivazioni di effetto, è fluido e coinvolgente. Allora succede che i paesi e i luoghi che li accolgono diventano essi stessi esseri umanizzati. Lo scrittore, coglie in maniera emozionante e nello stesso tempo lucida i brandelli delle anime di quanti nei secoli hanno vissuto, amato, sofferto, costruito e poi abbandonato, per costrizioni varie e fatali, i loro paesi.

Cause naturali e cause pensate e imposte da contingenze e determinate in nome di un progresso per il quale le vite diventano solo un fragile ostacolo da spazzare via.

Per Mocciola – che ha osservato e captato gli alfabeti sublimali offerti agli occhi di chi guarda con intensa ammirazione e con condivisione di storie private e collettive – le mura, i sentieri, i campanili, diventati  guardiani silenti  di una realtà senza più vita, possono essere muti o tacere o ancora diventare carcasse e apparire sventrati.

Anche nella scelta dei termini, lo scrittore, concretizza l’umanizzazione di paesi o minuscoli borghi e così nelle pagine dedicate a Civita di Bagnoregio leggiamo “se ne sta da secoli su un colle di tufo, che ogni ora, ogni minuto, ogni secondo perde qualche pezzo, riducendola all’osso”. E quando le rivolge lo sguardo finale, che ha il sapore dell’addio: “ Civita ti ricambia lo sguardo con la sua dolorosa bellezza, la città che muore muore davvero…”.

Ma in tanta desolazione e senso di perdita quando l’equilibrio – fra speranza di una qualche salvezza di questi luoghi e la loro perdita inevitabile – è labile e sottilissimo, tra le righe del libro si può leggere  il senso dell’eterno rimasto impigliato in qualche rimasuglio pietroso e nel ricordo.

Maria Stella Rossi

 

Antonio Mocciola

Le vie nascoste- Tracce di Italia remota

Giammarino Editore

 

 

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