L’infanzia di Ivan: l’orrore della guerra vista da un bambino

Alberto Tuzzi

Guerra mondiale, fronte orientale. Il dodicenne russo Ivan (Kolja Burljaev), che ha perso la famiglia in guerra, per vendicarsi dei tedeschi fa l’informatore per l’esercito sovietico attraversando in missioni pericolosissime il fiume Dniepr e raccogliendo preziose informazioni sulle truppe nemiche. Ad Ivan sono stretti da un legame di amicizia e di affetto i militari Cholin (Valentin Zubkov), Galcev (Evgenij Žarikov), Katasonic (Stepan Krylov), Grjaznov (Mykola Hryn’ko) e la giovane infermiera Masha (Valentina Maljavina), per i quali il rapporto con il ragazzo rappresenta, forse, l’unica speranza di non perdere la propria umanità.

Cholin e Grjaznov provano a sottrarre Ivan al fronte, cercando di convincerlo a frequentare una scuola ma il ragazzo, ostinato, ha un solo proposito: combattere gli odiati nazisti. Ivan vive sospeso tra il sogno, con tenere visioni dell’infanzia felice prima della guerra, fatta di giochi, di luce e di affetti familiari e la tragica realtà delle atrocità del conflitto, avvolta da lugubri tenebre. Dopo una missione, Ivan è dato per disperso ma Grjaznov, alla fine della guerra, scopre che il ragazzo è stato impiccato dai nazisti.

Locandina del film

“L’infanzia di Ivan” (Ivanovo detstvo, URSS, 1962, b/n) segna l’esordio nel lungometraggio del regista russo Andréj Arsén’evič Tarkóvskij. Il film non aderisce allo schema tipico del realismo socialista in voga nel cinema sovietico di quegli anni ma è caratterizzato da una concezione poetica della messa in scena, dal tono intimistico, onirico e crepuscolare, sfrondato da qualsiasi orpello propagandistico. Tratto dal racconto “Ivan” di Vladimir Bogomolov, che firma anche la sceneggiatura con Mikhail Papava, l’opera è la tragica narrazione della vita di un bambino segnato irrimediabilmente dall’orrore e dalla violenza della guerra. Nel film di Tarkovskij la guerra uccide chiunque “dentro”, oltre che fisicamente, e il piccolo Ivan, che ha perso la sua infanzia e la sua gioia di vivere, agisce ormai come un automa, guidato solo dall’odio per chi ha distrutto la sua famiglia.

La ricerca simbolica è alla base di molte scelte del regista, grazie anche alla splendida fotografia di Vladim Jusov che, con un bianco e nero rarefatto e inquietante, sottolinea la differenza tra l’infanzia felice, rivissuta da Ivan nei suoi sogni, e la terrificante realtà della guerra, mostrata come un incubo ad occhi aperti, con sequenze di paesaggi  paludosi, di boschi secchi dove le rare presenze umane sembrano ombre, di villaggi bruciati, in un’atmosfera tetra in cui è impalpabile il confine tra la notte e il giorno.

Una scena del film

Per Tarkóvskij “L’infanzia di Ivan” è testimonianza di un’espressività compiuta e matura, di uno sconfinato talento e di una personalissima poetica, che consegna alla storia del cinema uno dei più potenti e famosi film antimilitaristi.

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