Il 23 gennaio 2026 il Teatro Goldoni di Venezia ha accolto “Lungo viaggio verso la notte” di Eugene O’Neill, capolavoro della drammaturgia del Novecento. La regia è di Gabriele Lavia, che è anche protagonista in scena. Ne nasce uno spettacolo intenso, fedele allo spirito dell’opera e profondamente umano.

LA TRAMA
La trama si svolge nell’arco di una sola giornata. Al centro c’è una famiglia borghese americana, i Tyrone. Il padre James, attore celebre ma avaro. La madre Mary, fragile e segnata dalla dipendenza da morfina. I figli Jamie ed Edmund, divisi tra affetto, rancore e autodistruzione. Durante il giorno, tra mattino e notte, emergono verità taciute, rimpianti e accuse reciproche. Ogni dialogo scava nel passato. Ogni parola porta a galla un dolore nascosto. Non c’è una vera soluzione. Solo la consapevolezza di un fallimento condiviso.

LA MESSA IN SCENA
La messa in scena scelta da Lavia è essenziale e potente. Il palcoscenico è aperto. Lo spettatore entra subito nell’interno della casa. Si riconosce un soggiorno, luogo centrale della vita familiare. Una finestra suggerisce un fuori irraggiungibile. Due librerie maestose dominano lo spazio, cariche di memoria e silenzi. Tutto è circondato da una gabbia di ferro. È una scelta visiva forte. La casa diventa una prigione. I personaggi sono fisicamente e simbolicamente ingabbiati. Non possono fuggire né da quel luogo né da se stessi.

I TEMI
I temi dell’opera emergono con chiarezza. La famiglia è rifugio e condanna. Le dipendenze, dall’alcol alla droga, sono tentativi disperati di anestetizzare il dolore. I sensi di colpa attraversano ogni relazione. L’amore convive con il disprezzo. La tenerezza si trasforma in violenza verbale. Tutti sono vittime e carnefici allo stesso tempo. Il senso di essere intrappolati, nel tempo e nei ruoli, è costante e soffocante.

