L’UTOPIA DI DE ANDRE’

Alessia Pagliaro

Un originale viaggio verso l’Utopia, lo mette in scena l’autore e regista partenopeo Riccardo De Luca che  ha tratto dagli scritti e dai personaggi di Fabrizio De André 71 rose di rame, storia “più o meno inventata, tra lo storico e l’immaginario”. Lo spettacolo sarà rappresentato dal 17 al 20 febbraio al teatro Elicantropo si Napoli. 

teatro ma anche danza, che è musica di De André, ma anche musica dal vivo, con De Luca e la sua compagnia e il volto noto della televisione Luisa Amatucci.

Partendo dalle parole poetiche di De André su Amore, Sesso, Politica, Religione, Economia e sull’Utopia, De Luca le traspone in veste drammaturgica, immaginando una brigata internazionale di artisti. Tutti anarchici utopisti che, in una virtuale marcia rivoluzionaria dell’anima, si batteranno sui diversi fronti sanguinosi dell’esistenza. S’intrecceranno le vite dei tanti personaggi delle canzoni di De André: da Piero a Prinçesa; dalla Maria della Buona Novella agli zingari “Khorakhané”, cui De Luca paragona gli artisti stessi e a cui, in ultimo, riconosce la capacità di praticare l’Utopia. Trama ).

“71 rose per i 71 anni di Fabrizio De André – spiega De Luca – di rame perché non appassiscono, perché il rame è il metallo degli zingari, perché di rame e vivente è il mostro a tre teste, che affascina e che il Faber cavalcava nelle sue canzoni. Storie d’amore sì, ma nel loro significato più profondo, storie che raccontano il complesso e passionale rapporto tra l’uomo e la sua utopia”.

Storie di personaggi che, vivendo inconsapevolmente l’utopia, in una società che non è esattamente di liberi e di uguali, finiscono col ritrovarsi emarginati, apparentemente perdenti, “amici fragili”. In questa società di spettacolare sopraffazione, che De André chiamava “Via della povertà”, in cui regna la povertà d’animo, l’Amico Fragile, se non è emarginato, si autoemargina, e non lo fa per essere superiore e neanche per scelta, ma perché gli viene naturale, come agli zingari, agli ebrei, agli anarchici, agli ultimi della terra.Sono loro, saranno loro, i “vincenti”, le “anime salve”, che tra “il vomito dei respinti” e in “direzione ostinata e contraria”, muoveranno la Storia.

 

 

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