“Manhunter”: negli occhi del serial killer

Alberto Tuzzi

“MANHUNTER – FRAMMENTI DI UN OMICIDIO” DI MICHAEL MANN

Will Graham (William L. Petersen), ex agente dell’Fbi, vive in Florida con la moglie Molly (Kim Greist) e il figlio Kevin (David Seaman).  La soluzione del suo ultimo caso, con la caccia e la cattura dello psichiatra dottor Lecktor (Ronnie Cox), pericolo assassino, gli ha causato un temporaneo ricovero in una clinica per disturbi mentali.

Tre anni dopo, Graham, su richiesta del collega Crawford (Dennis Farina), inizia ad indagare su un misterioso maniaco omicida, soprannominato “Dente di fata” che, durante le notti di plenilunio, massacra intere famiglie con un macabro rituale.

“Dente di fata” è, in realtà, Francis Dollaryde (Tom Noonan), tecnico fotografico, che ha una relazione con Reba McClane, cieca, del tutto ignara della reale personalità di Francis. Graham conduce le indagini immedesimandosi con l’assassino e, con l’ambigua  consulenza di Lecter, scopre l’identità del serial killer, diventato ormai per lui una pericolosa ossessione.

Locandina del film Manhunter

Michael Mann con “Manhunter – frammenti di un omicidio” (Manhunter, USA, 1986), autore anche della sceneggiatura, trae la storia dal libro “Il delitto della terza luna” (Red Dragon) di Thomas Harris. Gira un thriller in anticipo sui tempi, una pellicola che, all’uscita nelle sale, passa inosservata. Mann con la sua opera segue la strada già percorsa da Hitchcock con “Psycho”, inserendo il personaggio del “serial killer” nel pantheon dei mostri cinematografici.

Nella vicenda hanno uguale peso le figure speculari del cacciatore e della preda, e il regista riesce ad andare a fondo nella descrizione di due menti fragili e piene di contraddizioni, mostrando l’assassino quasi come una persona qualunque.

Graham è una figura destabilizzata come Dollarhyde e, nel suo folle tentativo di ragionare come il killer per prevederne le mosse e catturarlo, in uno scontro che va oltre le dinamiche di una battaglia tra due personalità, scivola lentamente in una dimensione parallela che mette a rischio la sua stessa salute mentale.

Mann mette a frutto il suo stile fiammeggiante, creando, con straordinaria nettezza espressiva e piena padronanza del mezzo cinematografico, un’atmosfera allucinata, in cui orrore e angoscia si respirano nell’aria, senza mostrare mai violenza alle vittime e particolari macabri o morbosi.

Concorrono alla potenza del film di Mann la fotografia iperrealista di Dante Spinotti e le splendide musiche scelte da Michel Rubini, tra cui spicca il leggendario brano ”In-a-Gadda-Da-Vida” degli Iron Butterfly.

Tom Noonan in una scena del film Manhunter

Da ricordare le ottime interpretazioni di William Peterson (Graham), di Brian Cox (Lektor) e, soprattutto, di Tom Noonan nei panni di Tom Dollaryde.

“Manhunter”, con le sue atmosfere notturne ed il suo ritmo incalzante, è uno dei film “perfetti” di Michael Mann, dallo stile inconfondibile, regista chiave degli ultimi decenni.

 

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