Mauro Giancaspro: il ricordo a un mese dalla scomparsa

Gilda Valenza

Tutti hanno parlato di Mauro Giancaspro. Dire qualcosa di nuovo o di diverso non è facile: eppure, sento il bisogno di raccontarlo a chi non l’ha conosciuto o a chi l’ha conosciuto solo sotto un profilo professionale

Non voglio raccontare Mauro Giancaspro direttore di Biblioteca, uomo di cultura, scrittore: questo lo hanno fatto persone più qualificate di me. Vorrei dire chi era per gli amici, chi era per me, in particolare.

Per molti era colui che aveva aperto le porte della Biblioteca Nazionale di Napoli a tutti, non solo agli studiosi. Infatti non ci si andava più solo per consultare libri, ma spesso, molto spesso, per un evento che aveva organizzato.

Il mio incontro con lui avvenne quasi per caso. Uscendo dal Palazzo Reale, vidi in una sala il Direttore donare al ministro Melandri una caffettiera, che sapevo essere un’opera di Riccardo Dalisi.

Mi intrufolai tra i partecipanti alla cerimonia e notai come non vi fosse la solita aria ufficiale alla quale ero abituata. Il tutto si svolgeva in un’atmosfera non formale. Il Direttore scherzava, come era solito fare, raccontando cosa significasse per noi napoletani la caffettiera. Il tutto in un clima rilassato e giocoso.

Mauro Giancaspro con il ministro Melandri (foto di Gilda Valenza)

Ebbi così modo di conoscere Vittoria. Notai fin da quella prima volta come era attenta a seguire il lavoro del marito, come lo sosteneva con competenza e capacità in tutti gli eventi che organizzava: donna dinamica, con i piedi per terra, attenta a farci sentire tutti come a casa propria.

Sempre pronto a nuove avventure culturali, Mauro coinvolgeva un gran numero di persone, che lo seguivano sempre con costante interesse: aveva avuto la capacità di trasformare la Biblioteca Nazionale in un salotto culturale, un luogo dove tutti noi ci sentivamo a nostro agio.

Scrittore acuto, bravo disegnatore di caricature e di quadri particolari, di taglio moderno, cultore della musica di arte e di tutto lo scibile possibile, era uomo capace di ascolto: una cosa rara, e ancora di più in un uomo, che occupava una posizione di prestigio.

Non l’ho mai percepito “in cattedra”, anche se la sua conoscenza spaziava nei settori più svariati. Appena accennavi a un brano musicale o a un artista, o nominavi una strada, lui ti raccontava un particolare o un “fatto” legato a quello di cui stavi parlando.

Tutti gli davamo del tu, non per mancanza di rispetto, ma perché lui aveva la capacità di farci sentire parte del suo entourage, e di conseguenza il “tu” veniva spontaneo.

Per tutti noi era il “vulcanico” direttore, perché il suo cervello era in continuo movimento, non si fermava mai. Finito un evento, era già proteso verso altri progetti, con l’entusiasmo da fanciullo e la forza di un leone.

Nella Biblioteca organizzò moltissimi eventi di vario genere. Tutti hanno avuto modo di presentare un libro, dei quadri, delle fotografie. A tutti, famosi o meno, dava la stessa attenzione e lo stesso spazio. Ricordo un evento alla presenza di Umberto Eco, dove in prima fila c’era l’onorevole Andreotti.

Mauro e Vittoria vennero alla mia prima mostra fotografica, sotto il porticato della chiesa di San Francesco di Paola, e lui fece da anfitrione, riuscendo ad aiutarmi in un momento per me di timidezza estrema.

Mauro mi diede la possibilità di esporre due mostre nell’ambito della Biblioteca, e sempre, lui e Vittoria, sono stati presenti agli eventi che mi riguardavano, con l’aiuto e l’incoraggiamento. Sapevo che, se avevo un dubbio, potevo alzare il telefono e chiedere un consiglio. Ora questo non è più possibile e mi sembra innaturale.

Direttore, mi hai fatto un bruttissimo scherzo andando via. Avevo ancora bisogno della tua leggerezza, della tua esperienza, dei tuoi consigli, della tua solidarietà.

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