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Mufasa, il franchise del Re Leone al cinema

Renato Aiello

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Il poster di Mufasa

Tra i vari live action della Disney sui cartoni animati più amati degli anni ’90 e non solo (a marzo sarà la volta di Biancaneve e i sette nani), Mufasa si inserisce nel franchise del Re Leone come una sorta di antefatto, prequel o spin off con la sua uscita in sala nel mese di dicembre scorso.

Difficile definirlo, così come è difficile per un pubblico giovane digerire due ore di film: davvero troppe per un film rivolto ai bambini di oggi e a quelli di ieri che hanno amato la saga del Re Leone. Mufasa era il papà di Simba, quello che moriva quasi subito nel film di animazione ispirato all’Amleto di Shakespeare (il ’94 fu davvero l’anno d’oro del Rinascimento Disney).

LA FIGURA DI MUFASA

Si è pensato così di approfondire la figura del capostipite della dinastia leonina più famosa della savana con questa ennesima puntata al cinema e con un lungo flashback, basato sul racconto del famoso Rafiki, il mandrillo sciamano che battezzava Simba e i suoi figli dopo di lui, una volta riconquistato il regno perduto.

La curiosità della cucciola di leone Kiara, spalleggiata dagli irresistibili e inseparabili Timon e Pumba, ci fa tuffare in un lungo viaggio alla scoperta del passato di Mufasa, dalla sua giovinezza all’età adulta con criniera incipiente.

I PERSONAGGI DEL RE LEONE

I due fratelli di Mufasa

Le coordinate degli amanti del Re Leone ci sono tutte: i personaggi iconici del primate e del facocero con suricata annesso; la famosa rupe nella favolosa terra di Milele, nuovo reame africano per Mufasa e poi Simba; l’antagonista che nelle nuove produzioni Disney va approfondito nelle ragioni che lo spingono a tradire o a diventare il villain di turno.

LA REGIA PREMIO OSCAR

Alla regia di Mufasa sorprende sapere ci sia Barry Jenkins, regista afroamericano premio Oscar per Moonlight nel 2017, che forse porta un po’ della psicologia fraterna del suo film più famoso nel rapporto tra i due leoncini Mufasa e Taka, il futuro Scar (dalla cicatrice che si procura nella battaglia finale).

I due cuccioli si incontrano dopo la piena d’acqua torrentizia che trascina Mufasa a inizio film via da mamma e papà. Il fratellastro Taka lo salva dai coccodrilli, allo stesso modo del finale (che cita esplicitamente la celebre scena del cartone “Lunga vita al re”, col sovrano della foresta che cade e muore), e lo fa accogliere nel branco, inconsapevole della scelta fatta e del carisma che Mufasa possiede.

IL CAST ITALIANO DI MUFASA

Il leoncino

Nel cast italiano spiccano i nomi di Luca Marinelli che doppia Mufasa e della cantautrice romana Elodie nei panni della leonessa Sarabi (innocua finché canta, peccato perché recitò benino in Ti mangio il cuore, vincendo pure il David di Donatello per la canzone originale); mentre Edoardo Leo, Stefano Fresu, Elisa e Marco Mengoni riprendono i loro ruoli nel doppiaggio dopo il primo capitolo del 2019.

La scoperta della mitica Milele e la guerra per la sua liberazione dagli Emarginati, gli avversari feroci e territoriali del clan di Mufasa e Taka/Scar, scivolano senza fretta tra un colpo di sonno e un mare di note e canzoni. Una sforbiciata alla colonna sonora e ai minuti di pellicola avrebbe giovato. Ineccepibile la qualità tecnica del 3D.

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