Potere del passaparola sui social, Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer è stato un successo di pubblico e critica. A ben ragione, tra un’ottima sceneggiatura e attori in stato di grazia, tutti sicuramente in odore di Emmy Award.
ATTORI DI DAHMER
Cominciando da Evan Peters che si è calato nella parte modulando la voce, l’accento, assumendo la postura e impostando con pesi nascosti sulle braccia anche la camminata del mostro.
Gay non dichiarato (almeno in famiglia e sul lavoro), e perciò represso e frustrato fin dal primo incontro con un autostoppista, Dahmer è un simulacro del male che resta impresso al pari dell’assassino grottesco di Non è un paese per vecchi dei Coen.
DAHMER, UN SIMULACRO DEL MALE
Gli fa compagnia nelle 10 puntate papà Lionel, un eccellente Richard Jenkins. Memorabile quando scoppia in lacrime dopo aver ascoltato il raccapricciante racconto della polizia sul figlio.
A nulla valsero le segnalazioni dei vicini per i rumori sospetti e i miasmi inimmaginabili provenienti dall’appartamento 213, soprattutto da parte della combattiva Glenda Jackson (bravissima Niecy Nash).
DIALOGHI DA BRIVIDI
Da brividi il dialogo tra lei e il suo vicino, venuto a farle visita per portarle un “dono gastronomico” di dubbia provenienza, e per chiederle di ritirare la lamentela condominiale.
Pesò sicuramente sulle negligenze dei poliziotti il fattore razziale. In uno stabile abitato prevalentemente da cittadini di colore il bianco Dahmer riuscì a farla franca.
“Siete arrivati troppo tardi”, urla la Jackson nel corridoio, mentre gli agenti portano via il criminale. In 13 anni il mostro fu capace di seviziare, torturare, fare a pezzi e sciogliere nell’acido 17 uomini.
ECLISSI DI SOLE
Potente poi la scena dell’eclissi solare rosso fuoco, col montaggio alternato che mostra la conversione cristiana finale di Dahmer nell’acqua battesimale della vasca del penitenziario; e la morte di un altro serial killer sulla sedia elettrica.
La serie di Murphy segue le orme di American Horror Story e American Crime Story, pronta a svelare l’animo più nero e cupo degli Stati Uniti.
