Oscar 2024, vincitori, sconfitti e polemiche

Renato Aiello

Spesso paragonati al Festival di Sanremo per la eco mediatica nazionale, gli Oscar 2024 si confermano un appuntamento imperdibile per cinefili e appassionati e soprattutto una cartina di tornasole dell’attualità. E sono capaci di portarsi dietro uno strascico di polemiche al pari della nostra kermesse canora. Persino in casa nostra.

La zona di interess
Oscar al miglior film straniero

LA DIRETTA SULLA RAI E IL MIGLIOR FILM STRANIERO

Trasmessi per la prima volta in diretta sulla tv di Stato, gli Oscar 2024 hanno suscitato un interesse maggiore quest’anno a causa della nuova candidatura per l’Italia tra i film stranieri con Io Capitano di Matteo Garrone. Il bravo regista romano di Gomorra, Dogman e dell’Imbalsamatore però non è riuscito a eguagliare l’impresa di Paolo Sorrentino di 10 anni fa con La Grande Bellezza. E non bisogna sorprendersi se si guarda agli sfidanti nella categoria, veri colossi dell’anno: Perfect Days di Wim Wenders, La sala professori uscito da poco nelle sale, e poi La Società della Neve di Bayona che troneggia da tempo su Netflix, e il magnifico La zona di interesse.

Quest’ultimo, prima statuetta per il Regno Unito che non ha quasi mai bisogno di gareggiare tra gli internazionali, condividendo la stessa lingua degli States, è stato persino commentato con molta superficialità e provincialismo da noi.

Se quello di Massimo Ceccherini lascia il tempo che trova, si resta stupiti quando Sabrina Ferilli ha rilasciato un commento anti Israele quasi dello stesso sapore. Eppure il regista Jonathan Glazer, che avrebbe meritato anche per la regia, era stato accorto sul palco a scindere la Storia passata (la Shoah) dall’attualità mediorientale, anzi criticandola sottilmente.

La pellicola, che racconta la convivenza della famiglia Hoss con le grida e gli spari di Auschwitz a due passi dalla porta di casa, si conferma il film dell’anno e un vero caso nelle sale italiane. E vince anche per l’ottimo lavoro sul sonoro. E non gareggiava Anatomia di una caduta tra le pellicole straniere, che porta a casa però la miglior sceneggiatura originale. Per quanto bella e interessante l’ultima fatica di Garrone, c’erano troppi pesi massimi sul ring.

Povere Creature
Oscar alla migliore attrice

OPPENHEIMER, SCORSESE E POVERE CREATURE

L’ora di Christopher Nolan agli Oscar è finalmente arrivata dopo anni di grandi film, dalla trilogia del Cavaliere Oscuro (Batman) a Inception, passando per Tenet e Interstellar, e si trascina, insieme alla miglior regia e al miglior film, anche le statuette per i suoi due attori: rispettivamente Cillian Murphy e il risorto Robert Downey jr in Oppenheimer.

Sconfitto Martin Scorsese che non vince da The Departed (l’unico Oscar in tutta una carriera), e non riesce nemmeno nell’impresa: far trionfare tra le migliori attrici la prima indiana nativa d’America, la bravissima Lily Gladstone. Per un’afroamericana come Halle Berry sono occorsi decenni prima di vederla sul palco dei premiati, figuriamoci per le native indiane.

E qui la performance di Emma Stone in Povere Creature bissa il suo primo Oscar per La La Land di 7 anni fa, confermandosi un’attrice di talento e di razza. Con buona pace di qualsiasi polemica etnica.

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