Un altro importante spettacolo del Campania Teatro Festival, “Elena la matta”, è andato in scena l’11 dicembre 2024 al Teatro Sannazaro di Napoli.
Drammaturgia di Elisabetta Fiorito, regia di Giancarlo Nicoletti, musiche di Valerio Guaraldi, produzione Goldenart, Altrascena. Protagonista Paola Minaccioni, in un ruolo intenso e drammatico al quale dà corpo e anima con grande bravura.
“Elena la matta”, aerma l’attrice, “è anche una storia di libertà. Libertà di vita e pensiero che noi purtroppo, o per fortuna, diamo per scontata ma che invece in altri tempi e circostanze era negata e da conquistare”.
Il monologo si ispira al libro “La matta di piazza Giudia”, di Gaetano Petraglia, ricercatore e archivista.
LA STORIA
Elena Di Porto, nata nel 1912 nel Ghetto di Roma da un’umile famiglia ebraica, stracciarola, indipendente, ribelle ai soprusi e alle violenze, separata dal marito, antifascista, urlando sempre ciò che pensa, quando le “partiva er chicchero”.
Proprio la sua disarmante e agguerrita sincerità nel protestare contro i soprusi e le violenze inflitte alla “povera gente” e denunciare tutto ciò che non va, le causa dei reiterati ricoveri coatti nell’Ospedale psichiatrico di Santa Maria della Pietà di Roma.
I suoi internamenti psichiatrici per una presunta malattia mentale sono la manifestazione di un potere repressivo che usava il manicomio come misura coercitiva.
Quanta soerenza le provoca il suo carattere indomito. È costretta a lavorare per mantenere i figli e il marito, “cenciaiolo” buono a nulla e bevitore.
Elena si scontra con le milizie fasciste per difendere gli ebrei dalla violenza. Viene confinata in vari paesi della Basilicata e allontanata dai figli. Liberata dopo la caduta del fascismo, tornerà nella sua Roma, irriconoscibile, distrutta e occupata, nel 1943.
La donna è creduta matta anche quando, fino alla sera prima del rastrellamento degli ebrei di Roma, il 16 ottobre 1943, prova disperatamente ad avvertire tutti del pericolo imminente, dopo l’estorsione alla comunità israelita della capitale da parte dei tedeschi di 50 kg di oro, per avere salva la vita.
Elena finirà deportata ad Auschwitz, ancora inascoltata sul treno che la porterà alla morte con tutta la sua comunità.
IL COMMENTO
La drammatica, commovente storia è raccontata da Elena-Minaccioni, bravissima nel rendere tutta l’umanità di una donna straordinaria e, ormai, leggendaria. Racconta nel suo italiano/romanesco la vita di quegli anni, dispensa perle di umanità, intona “Le Mantellate” e altri motivi celebri, recitati come versi poetici.
Completano e sottolineano il monologo di questa donna eroica le musiche originali di Valerio Guaraldi, eseguite dal vivo dallo stesso autore e da Claudio Giusti.
Una narrazione sincera e potente, nella quale leggere lo spaccato di un periodo storico caratterizzato dalla persecuzione razziale, dall’indierenza o complicità di chi avrebbe potuto opporvisi, dalla miseria, dal maschilismo, dalla guerra.
Il pubblico del Teatro Sannazaro applaude a lungo Paola Minaccioni e i musicisti, Elisabetta Fiorito e Giancarlo Nicoletti. Si avverte ancora la necessità di vivificare la memoria storica e di rendere onore a donne straordinarie come Elena, umili, dignitose e fiere, rivoluzionarie in un’epoca in cui zittiva qualunque forma di dissenso.
(Foto di GuglielmoVerrienti-AgCubo)
